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Raymond Carver se ne andava 25 anni fa, è ancora tra i grandissimi

Raymond Carver 00di Anna Maria Locchi

Moriva il 2 agosto del 1988 quello che per chi scrive rimane tra i più grandi, forse il più grande, tra i contemporanei. Moriva il 2 agosto 1988, Raymond Carver, l’autore della scrittura senza sbavature, essenziale, perfetta, senza una virgola né una parola di troppo, il cantore dell’America che nessuno racconta. Quella che fa schifo. Quella che i rapporti umani cosa sono? Quella in perenne competizione con tutti, coi risultati che tutti conosciamo.

Vuoi star zitta per favore? Cattedrale. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Sono titoli che sono immagini. Immagini che hanno già in sé l’intera struttura di ciò che si leggerà dopo. Che contengono tutta una storia, una o più, tutto l’universo Carver.

Dicono che scrivesse sulla carta igienica, quando si era bevuto tutti i soldi per la carta, è lo scrittore che i critici spagnoli più tronfi della loro tronfia letteratura chiamano del “realismo sucio”, del realismo sporco.

Quelli italiani, più fini, ma non meno tronfi, lo facevano trionfare tra i minimalisti. Poi nei minimalisti ci infilavano anche David Leavitt e Bret Easton Ellis. E qualcuno anche Tondelli e Tama Janowitz. E via, e via… Direbbe un autore che amiamo.

Raymond Carver 02

Leggetevi, o almeno provateci, “Provi a mettersi nei miei panni”. O anche “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa” che il geniale Rober Altman inserirà nel film ad episodi Short Cuts che in Italia i geni della traduzione faranno uscire con il titolo di America oggi. Sempre peggio.

Nel 1984 viene candidato al Premio Pulitzer per Cattedrale, non vince, ma è lo stesso. Si era riconciliato con la moglie pochi anni prima, ma non avrebbe vissuto molto.

Si ammala nel 1987 e se ne va nel 1988, giovanissimo e nel pieno della maturità letteraria. Poco prima di morire pubblica il suo ultimo racconto sugli ultimi giorni di vita di Checov sul New Yorker.

Qualsiasi cosa si possa dire su Carver, non sarà mai ciò che vorremmo dire. Troppe le emozioni di fronte alla sua straordinaria scrittura. Alla sua lucidità. Al suo genio.

Raymond Carver 01Cercatelo in libreria. Ne vale la pena.

 

 

 

 

 

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