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70ª Mostra del Cinema di Venezia, da Leconte a Gianni Amelio, da un tonfo all’altro

Venezia 70 - 08 Patrice Lecontedi Emilio Campanella

UNE PROMESSE è il film di Patrice Leconte tratto dal romanzo IL VIAGGIO NEL PASSATO di Stefan Zweig, e presentato fuori concorso. Leconte è autore molto altalenante, talvolta interessantissimo, talaltra molto meno, qui siamo al secondo caso. Il film è accurato e calligrafico, ben ambientato e recitato, di poco o punto interesse, al di là di questo. Una situazione di quelle che piacciono al regista: la relazione, qui matrimoniale fra un uomo molto maturo, affascinante e sempre più fragile ed una donna giovane e bella. Si svolge fra il 1912 e l’immediato primo dopoguerra, ci regala un voluto anacronismo nel finale ed il bacio finale come nel cinema più tradizionale… Passiamo oltre!

L’oltre, in questo caso, è L’INTREPIDO di Gianni Amelio, in concorso per VENEZIA 70. Antonio Pane sbarca il lunario molto faticosamente, lavorando in maniera abbastanza strana: è infatti una specie di jolly che conosce, apprende e sperimenta cento mestieri essendo il rimpiazzo quando occorre, e facendo capo ad un “malamente” che ha la faccia perfetta di Antonio Santagata, ex pugile bolso e gottoso, cattivo pagatore, falso ed infido. Lo lascerà quando si renderà conto che il ragazzino che ha accompagnato all’appuntamento con un maturo signore, non stava incontrando né il padre, e neppure lo zio o il nonno, ma uno dei tanti orchi che sono in giro!

Venezia 70 - 09 Gianni Amelio

La vita del protagonista si svolge in una Milano “minore” amatissima e fotografata magnificamente, che un poco ricorda quella del ROCCO viscontiano. Purtroppo ci sono due giovani: il figlio problematico ed artista, si direbbe, di scarsa vena, ed una ragazza conosciuta ad un concorso che stemperano la forza dell’impianto generale. Vendendo rose nei ristoranti, reincontrerà l’ex moglie, e di conseguenza avrà un posto di direttore in un negozio di calzature, ma alla prima richiesta del primo cliente mentre cerca il numero della calzatura, scende in magazzino per scoprirà che il negozio è una copertura per riciclaggio di denaro sporco…

Si allontanerà come Chaplin con l’obiettivo circolare che si chiuderà su di lui sempre più piccolo.

Il film va un po’ in discesa,con una prima parte ben tesa e sostenuta dall’idea principale dei cento mestieri di Antonio, ed una seconda sfilacciata e più titubante. Salva il film l’interpretazione umanissima di Antonio Albanese in un ruolo di uomo solo, gentile, malinconico ma a modo suo ottimista, che alla fine si allontanerà, non senza regalarci una “carretella” di quelle che suscitano MERITATISSIMI applausi.

Il film è stato fischiato alla proiezione per la stampa.

 

 

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©emilio campanella 2013
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per gentile concessione
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