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#vistipervoi Battuage, un bel lavoro dalla drammaturgia non all’altezza dei personaggi

Battuage 02di Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

Battuage, l’ultima fatica di Vucciria Teatro, funziona grazie alla forza del suo cast e alla regia che non abbandona gli attori e l’attrice nemmeno per un secondo. Si presenta però con una drammaturgia altalenante che alterna momenti riusciti ad altri ancora non propriamente messi a fuoco.

Le anime tormentate che popolano i bagni pubblici nei quali è ambientato lo spettacolo – degli orinatoi riprodotti su dei pannelli movibili, che contengono alla base dei piccoli bauli dove attori e attrice prendono gli abiti che indossano per ogni cambio personaggio, vestendosi e spogliandosi, truccandosi e struccandosi in scena, gli orinatoi trasformandosi all’uopo in tolette con tanto di specchi e luci al neon -, costituiscono tanti tasselli di una realtà che rimane sfuggevole e che il testo non riesce a integrare in una visione di insieme, ogni personaggio costituendo un quadro più o meno riuscito che però non comunica con quelli che lo precedono e quelli che lo seguono, costituendo, se ci si perdona la metafora, più una raccolta di novelle che i capitoli di un romanzo organico.Battuage 00

I personaggi portati in scena, queste prostitute greche, queste donne transgender, questi giovani etero curiosi, queste mogli disperate che pedinano mariti con la passione per le trans, costituiscono uno straordinario cimento per gli attori e l’attrice chiamati e chiamata a interpretarli, ma il testo che li sostiene raramente è all’altezza della loro statura teatrale.

Il monologo a due voci che vede Sortino e Leonardi – in stato di grazia – restituire il vissuto di due donne trans con un testo che è un capolavoro di affabulazione sul delirio maschile sul femminino, creato a uso consumo del maschio, e dove la transfobia della società è introiettata dalle due trans e restituita con una consapevolezza così lucida e vera da risuonare fastidiosa come il rumore del gesso sulla lavagna, è il momento più riuscito di una scrittura per la scena il cui orizzonte rimane altrimenti squisitamente borghese.

Il personaggio più debole è proprio quello di Salvatore interpretato da Anastasi, l’unico attore a non cambiare ruolo, che tira le fila di un discorso che si ammanta di una sconfitta che riguarda tanto i rapporti tra uomini (la prostituzione maschile come risultato delle aspettative facili della società odierna che millanta successi immediati) quanto quelli tra uomo e donna, donna il cui amore, tanto per l’uomo quanto per un’altra donna, rimane frustrato, mentre alcuni uomini sembrano non sapersi barcamenare tra una identità di genere e l’altra.Battuage 01

Nel fare di Salvatore – il quale, dopo dieci anni di strada, cede alla corruzione e allo sfacelo – il personaggio esemplare di una sconfitta umana, Battuage trascura la portata drammatica e criminale della prostituzione femminile che, nel mondo reale, assume la fisionomia della schiavitù – ben al di là del pappa messo in scena nello spettacolo – preferendole la prostituzione maschile e tradendo una simpatia tutta maschile per gli uomini, prostituti o vittime di un sesso anormale, a discapito delle donne, prostitute o meno, che nel testo sono descritte come persone avventate oltre che vittime.

Anche quando lo spettacolo disamina gli obblighi coniugali della moglie in seno al matrimonio cattolico, il testo gli contrappone una serie di obblighi maschili che investono la donna di un controllo e di una sequela di richieste ai danni dell’uomo che non trovano riscontro nel mondo reale dove il maschio ha un’autonomia che la donna non ha ancora.

A tirare le fila del discorso avrebbe giovato di più allo spettacolo, al posto di Salvatore, con il quale lo spettacolo si chiude specularmente così come è cominciato, un personaggio femminile, come la prostituta greca, l’unico in grado di riconnettere la negatività personale e privata di questi personaggi al patriarcato che ne è la prima causa e che il testo non prende invece mai davvero in considerazione.

Più interessato alla messa in scena dei personaggi che a eviscerarne la loro radice culturale, Battuage fa dei suoi protagonisti degli archetipi avulsi da ogni società di provenienza presentando la prostituzione, gli orientamenti sessuali e le identità di genere come la cifra di una discesa agli inferi personale e privata che, senza un punto di vista antropologico, liquida il sesso come depravazione mettendo nello stesso calderone istanze completamente diverse.

Battuage 03Il testo si dimentica per esempio il fatto che battere, tra gli uomini che amano gli uomini, non significa prostituirsi ma cercare qualcuno che ci sta. E se gli uomini tra loro lo fanno gratis non è chiaro perché il personaggio etero curioso interpretato da Sortino (magnificamente come gli altri) per la sua prima volta con un altro uomo debba andare con un ragazzo a pagamento quando può averne quanti ne vuole senza mediazione alcuna del denaro.

Battuage non sembra così affrancarsi mai da un senso di colpa che, per quanto cerchi di esorcizzare con l’irriverenza della forma (la preghiera “blasfema” fatta dai due coniugi sposi in chiesa, l’orinale che diventa un confessionale e, al contempo, un glory hole – un foro tra le pareti divisorie dei bagni dei locali per soli uomini attraverso il quale consumare un anonimo rapporto orale) lo conferma nella sostanza del vissuto problematico col quale presenta i personaggi che sembrano nascere più dall’urgenza della messinscena che da una autentica vocazione narrativa.

Questo limite, anche quando emerge in tutta la sua evidenza, viene in qualche modo messo tra parentesi dalla regia potente, icastica, di ottima energia (con qualche scivolone, soprattutto nel debole finale) che richiama l’attenzione sul talento dei e della interprete, distraendo il pubblico da una drammaturgia che non trova modo, soffocando a tratti nel già visto (la biografia sociologica di Salvatore), a tratti in un procedere episodico e privo di una vera direzione.Battuage 04

Alla fine il pubblico tributa una serie ininterrotta di applausi tanto da far ritornare attori e attrice più e più volte sul palco.

E, come al solito, chi siamo noi per contraddire il pubblico?

 

 

 

 

 

 

 

©alessandro paesano 2014
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