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Steve McCurry a Monza fino al 6 aprile

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Steve Mc Curry - 01di G.T.

Steve McCurry nasce a Philadelphia nel 1950. Studia fotografia e cinema e lavora per alcune testate. Parte poi come freelance per l’India dove impara ad “aspettare la vita”.

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“Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica, e la loro anima esce allo scoperto” diceva McCurry, e lui aveva imparato a farlo, solo così poteva creare in ogni scatto la poesia di quel volto, di quella vita, di quei colori, di quell’attimo.

La sua carriera è strettamente legata alla documentazione reale dei molteplici conflitti internazionali, i suoi lavori sono stati pubblicati dalle riviste di tutto il mondo e McCurry contribuisce sovente al successo di National Geographic Magazine.

McCurry si concentra sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, al volto umano. E’ guidato da un’innata curiosità e dal senso di meraviglia verso il mondo e verso le persone che lo abitano, unite ad una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare esperienze umane.

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Nelle sue immagini c’è l’immagine più vera, più genuina, l’esperienza che segna il volto delle persone, la bellezza dell’ignoto, dello sconosciuto, che però non spaventa, non allontana, dal contesto più ampio della condizione umana.

La mostra che si tiene a Villa Reale a Monza fino al 6 aprile, è un viaggio attraverso i luoghi, il tempo e la storia, alla scoperta dei volti e dei colori dell’umanità, quei volti e quei colori che abbiamo smesso di osservare, per la fretta di dimenticare.

Attraverso i suoi inimitabili ritratti, la mostra vuole muoversi in una prospettiva di dimensione metafisica dello spazio e dell’umanità, fondendosi e confondendosi con le architetture di Villa Reale, sviluppandosi a partire dai lavori più recenti del fotografo, intendendo raccontarne anche l’avventura biografica e professionale. Vuole fare conoscere le sue passioni, la sua tecnica e la sua necessità di condividere la sofferenza, le guerre, insieme alla sorpresa e alla gioia.

Centocinquanta le opere esposte, immagini di grandi formati con un audio guida a disposizione di tutti i visitatori e una serie di video nei quali il fotografo, in prima persona, racconta le immagini esposte, i viaggi e il suo modo di concepire l’arte della fotografia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(31 ottobre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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