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Roma Fringe Festival 2015 #Vistipervoi Fak Fek Fik: finalmente passa un treno puntualissimo

Roma Fringe Fest 2015 - 07 Fak Fek Fikdi Sandro Giovanoli

 

E poi arriva lo spettacolo che scuote il Fringe, rompe gli equilibri, accentra i pronostici e smuove un passaparola che fino ad ora era stato blando. E’ stata una settimana di grande rumore, file lunghissime anche alle 23.30 e grande entusiasmo. Fak Fek Fik è passato come un treno a folle velocità sulla settimana del Fringe Festival investendo tutto quello che incontrava lungo il suo percorso con la sua irriverenza, la sua spietatezza, la precisione millimetrica con cui è costruito. Fak Fek Fik – Le tre giovani è il progetto nato dal collettivo SCH.lab, che insieme ha lavorato alla stesura di questa nuova drammaturgia che segue la scia del lascito di Ernest Schwab, del suo Le Presidentesse. Ne riprende forte l’eloquio corrosivo, la visceralità, il sadismo introspettivo. Uno sguardo netto e preciso sulla modernità, accentrando determinate tematiche intorno alle figure di tre giovani donne – le quali raccolgono l’eredità delle tre vecchie di Schwab – senza raccontare le loro storie come un qualsiasi testo di prosa, bensì lasciando esplodere il testo da dentro, un testo che parla dalla pancia. Crudo, profondo, una crepa sul muro del nostro rassicurante salotto che spalanca uno scorcio su di una realtà agonizzante e in preda ad una lotta interiore, in cerca di rivoltà. Il grido a lungo soffocato dentro trova uno sfogo qui, lungo i binari di un’esasperazione tramutata di bellezza raffinata, ironica, rabbiosa. Splendite interpreti – Martina Badiluzzi, Arianna Pozzoli, Giovanna Cammisa, dirette impeccabilmente da Dante Antonelli all’interno di una tela di ragno che le intrappola ma non ne frena l’inarrestabile esplosione interiore. Musica, regia, drammaturgia, interpretazione: tutto decisamente maiuscolo. Esplosivo. In anni di rassegne e spettacoli off, una delle migliori perfomance mai viste. La grande affluenza e l’euforia di questi giorni non possono che confermare queste nostre affermazioni e Fak Fek Fik rischia davvero di prendersi tutto. Raramente si producono spettacoli così nel variegato mondo del teatro indipendente, sarà veramente difficile trovare un lavoro che possa pareggiare la qualità di questo spettacolo. Questione di statistiche. Nel caso in cui invece i giorni a venire ci smentiscano, non potremmo che essere contenti, vorrà dire che saremo stati spettatori di una grande festa del Teatro.

 

Oltre a Fak Fek Fik (il quale ovviamente si è aggiudicato la finale), un altro spettacolo gradevole a cui abbiamo assistito con piacere è stato Canzoni sull’orlo di una crisi di nervi, una performance per donna sola – Francesca Palombo – che vede protagonista Pepa , una cantante decadente che da sfogo al suo malessere interiore, prima con canzoni autocelebrative, poi procede per istinti masochistici e nichilisti. Un gioco autodistruttivo a caccia di ricordi sconvolgenti, di amori finiti male, di malesseri cantati tra un antidepressivo, qualche droga, alcol, un sogno d’amore con l’incubo in agguato. Pepa è innamorata dell’amore, canta il suo malessere, i suoi sogni con una patina di decadente autoironia. I testi delle canzoni sono scritti, cantati e arrangiati alla fisarmonica da Francesca Palombo. Uno spettacolo che ci ha fatto venire in mente la vulcanica performer americana Amanda Palmer, o alcuni gruppi di Dark Cabaret, uno show musicale non molto diffuso in Italia. Spensierato, mette di buon umore. Lo vedremmo meglio anziché come spettacolo in corcorso, come un intermezzo che accompagni l’attesa tra una performance e l’altra arricchendo la cornice in cui si svolge tutto il festival.

 

Deludente invece Be Here, uno spettacolo che forse mirava a raggiungere in quanto a suggestioni da evocare sul pubblico un po’ quello che poi si è rivelato Fak Fek Fik. Un contorno musicale elettronico, inquietante, una situazione di malessere interiore, due donne e un cammino verso il suicidio; la ricerca di un’espressione corporea che esprimesse fisicamente le violente lotte intestine e il tentativo di un teatro simbolico, che ammaliasse con le immagini. Lontano tuttavia dall’ottenere un risultato soddisfacente, il lavoro non è chirurgico in quanto a precisione scenica, i movimenti spesso scomposti e il pathos che resta solo un miraggio: risulta forzato, pregno più di voglia di stupire l’osservatore che non di andare realmente a fondo al lavoro stesso. Imbrigliate da un disegno azzardato anche le due attrici sono risultate poco incisive e forse non totalmente convinte di quello che stavano facendo.

 

Infine ci siamo accomodati al Palco C per lo spettacolo Luxuriàs – Lost in lust, un viaggio piccante all’interno delle fantasie amorose di una donna, la quale attraverso un percorso di ipsiosi regressiva, scopre di avere abitato il corpo di Francesca da Rimini. Francesca dialogia con Dante, col pubblico, col futuro, assume le forme di donne del passato o contemporanea, da Eleonora Duse a Franca Valeri, fino a Moana Pozzi., chiedendosi perché lei è stata condannata al purgatorio per un bacio, per amore, mentre la Moana presumibilmente abita il paradiso. C’è la redenzione, Francesca raggiunge una salvezza postuma, strappata dalla dannazione eterna e trasferita in una pista da ballo in festoso uragano amoroso. 50 minuti che tuttavia non ci lasciano niente di ardente in corpo, come invece il titolo ci ispirava. E’ una donna quasi vittima di se stessa, seducente nelle fantasie ma non nel corpo scenico, desiderio e amore sono accarezzati davvero da troppo lontano e in maniera quasi pudica, infantile. La recitazione stessa non seduce, troppo in testa, ariosa, condita da sospiri e un po’ d’affettazione vecchio stile. A suo modo simpatico, senza pretese, ma anche senza mordente.

 

Ora si attende l’esito della terza semifinale, oltre a Fak Fek Fik, si esibiranno Indubitabili Celesti Segnali e L’albero storto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(20 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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