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Aldo Manuzio, il Rinascimento di Venezia: l’Arte vista da Emilio Campanella

Venezia Aldo Manuzio 01di Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia fino al 19 giugno, la prima esposizione allestita nelle sale restaurate e da poco riaperte al pubblico dell’ex convento, che portano la firma di Palladio. Prende le mosse dove si concludeva la mostra: Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, tenutasi a Padova nel Palazzo del Monte di Pietà nel 2013.  Stessa la casa editrice, Marsilio, che pubblica un importante catalogo, nello stesso formato del precedente.

Due dei curatori sono i medesimi, l’impianto generale ha una rispondente struttura ed un simile intendimento generale: attraverso la figura dell’importantissimo stampatore veneziano, restituire un quadro evocativo della cultura del tempo, nell’insieme delle arti, delle lettere, dell’architettura, delle posizioni scientifiche, della società colta del tempo. Società che conosceva tutti i riferimenti mitologici e le loro implicazioni metaforiche, di cui erano ricche le tele dei pittori, i testi pubblicati, le incisioni, le sculture, i bronzi, una cui un’ampia scelta esemplificativa e significativa è presente nell’esposizione. L’impressione è che l’attuale mostra sia più “difficile”, non tanto perché tenga presente la “puntata” precedente padovana, anche se non lo escludo, ma che invece presupponga, nel rarefatto, alto ed evocativo percorso, una più importante preparazione del pubblico lagunare… Si richiede molta attenzione, ma altrettanto si creano stanze dell’emozione, come quella dalle pareti nere cui sono applicate tutte le pagine illustrate dell’Hypnerotomachia Poliphili.

Ovviamente sono molti i magnifici volumi esposti, e fra questi, di Pietro Bembo, Gli Asolani, del 1505, dalla British Library di Londra, ed il De Aetna del 1496 da Cambridge, The Syndics of Cambridge University Library.

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Non è il caso di ricordare l’invenzione tecnologica di Manuzio: i volumi di piccolo formato, preziosissimi, stampati con grandisima cura, ricchi d’illustrazioni, miniature, incisioni, ma che il lettore poteva agevolmente portare con sé a passeggio o in viaggio, mentre fino allora i volumi erano di grande formato, pesanti, sontuosi, certo, ma pressoché inamovibili. Qui se ne vede un esempio nel S.Gerolamo nello studio di Vincenzo Catena, dalla National Gallery di Londra. Invece, nell’abside finale della mostra, il cui colore rosso non è piaciuto ad alcuni, sono riuniti quattro ritratti: Tiziano Vecellio, Ritratto di Gentiluomo (Jacopo Sannazzaro?) 1514-1518 c.a, Londra, Royal Collection Trust/hm Queen Elisabeth II; Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio: Ritratto di donna, 1520 c.a, Lione Musée des Beaux Arts; Francesco Mazzola detto Il Parmigianino: Ritratto d’uomo con petrarchina, 1526. Montecarlo, collezione privata; Lorenzo Lotto: Ritratto di Laura da Pola, 1543-1544 c.a, Milano, Pinacoteca di Brera.

Ognuno di loro ha fra le mani un piccolo, prezioso libro, e sono pensosi, il loro sguardo è lontano, il pensiero sta riandando alle evocazioni delle letture appena effettuate ed interotte per riflettere… Prima di arrivare qui siamo passati davanti a tele, tavole dipinte, disegni, incisioni, sculture, bronzi, marmi dei maggiori autori del secolo, molti dei quali sono dello stesso museo ospite. Ulteriore scelta che collega, fonde, lega strettamente il luogo all’esposizione temporanea.

Naturalmente lo scopo è quello, a fine mostra, di salire e ritrovare gli stessi grandi autori nelle sale delle Gallerie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(24 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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