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Sull’imbarazzante incapace che traduce da schifo film, telefilm e libri e sul committente cialtrone

Traduzioni 00di E.T.    twitter@iiiiiTiiiii

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono esempi straordinari: si traduce “Would you just fuckin’ wait” con “Vuoi aspettare un fottutissimo momento?” oppure “I Love you too” con “Ti amo troppo”; si traduce “Shit!” con “Merda!” senza considerare il momento, la tensione del dialogo, la circostanza, la scena, il pathos. Qualche tempo fa discutevo di traduzione con una conoscente che di mestieretraduce dialoghi di soap operas e fiction. Stava traducendo dal Catalano, lingua che parlo con una certa fluidità, e che lei mi confessava di non maneggiare affatto: un po’ di google e poi via adattare, così come con il Castigliano. E rock’n’roll.

Così che mi interrogavo sulle ragioni per le quali la traduzione italiana di Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar sia dello stesso altissimo livello dell’originale francese: la principale è lo straordinario lavoro di Lidia Storoni Mazzolani, che per la traduzione ha utilizzato la sua profonda conoscenza della storia romana, documentandosi ulteriormente. Sempre rispetto alla stessa autrice mi interrogavo sulle ragioni per le quali la traduzione in lingua spagnola di “L’Opera al Nero”, trasformi uno straordinario affresco medievale in un libro appena passabile – complice anche il finale epurato di alcune immagini straordinaire. Forse perché la qualità del traduttore è fondamentale?

Raymond Quenau commentò la traduzione italiana di Umberto Eco del suo “Exercises de Style” (in Italiano “Esercizi di Stile”, dal quale Paolo Poli trasse uno straordinario spettacolo chiamato “Bus”) affermando che era “meglio dell’originale”; se i libri di certi minimalisti americani che parlavano solo del loro ombelico hanno avuto una certa eco in Italia, ed un successo di gran lunga superiore ai loro meriti, si deve anche ai traduttori. Mestiere che oggi si tratta come la carta igienica. Colpa dell’ignoranza degli Italiani in materia di lingue straniere? E’ anche possibile, ma fermo restando che il mestiere di “educere” dovrebbe essere appannaggio di chi la cultura la propone, la forma, la vive e la divulga, con che coraggio si presentano alle platee televisive serie tradotte in quattro e quattrotto senza nemmeno preoccuparsi dei dialoghi da traduttori [sic] che non conoscono nemmeno la lingua sulla quale lavorano?

Se avete padronanza dell’Inglese guardatevi il film “Intervista col Vampiro” prima in una lingua e poi nella versione doppiata e scoprirete non soltanto tremende incongruenze nei dialoghi, ma anche che nella versione inglese il protagonista è Tom Cruise (magnifico nel suo Lestat) mentre in quella italiana per effetto della manipolazione dei dialogi, diventa Brad Pitt. Con tutto ciò che ne consegue rispetto alla comprensione della pellicola.

Perché scriviamo queste righe? Perché ne avevamo voglia. Per provocare. Perché per effetto del malcostume dell’editing a tutti i costi e del livellamento della cultura, di letteratura Italiana non ne leggiamo più (solo saggistica e fumetti) e preferiamo rivolgerci a quella straniera in originale, almeno delle lingue che si maneggiano, salvo sbellicarci dal ridere quando ci capita di leggere gli incipit di libri che conosciamo in una data lingua e scopriamo che dell’originale non è rimasto nemmeno lo spirito.

Cialtronismo all’Italiana che in nome del profitto devasta le opere. Così tipico da suonare persino banale. Se si chiedono spiegazioni la risposta è che “quella è la lingua della strada”. Appunto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(17 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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