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Trent’anni fa moriva Jean Genet. Di lui si parla sempre troppo poco

Jean Genet 00di E.T.  twitter@iiiiiTiiiii

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jean Genet moriva trent’anni fa. Era il 15 aprile del 1986. Se ne andava un poeta assoluto, uno scrittore nato dalla povertà e dalla disperazione più profonda che di quella disperazione, di quella povertà e di tutto ciò che attorno ad esse ruotava, fece scrittura. e che scrittura. Nato a Parigi nel 1910, abbandonato in un orfanotrofio con tutto ciò che ne conseguì. Amava celebrare i ladri, i disonesti, gli assassini. Di sé diceva che era un “pederasta”. Principe della ribellione (“La ribellione li rende così belli…”), non rinunciò mai ad essere chi riteneva d’essere e a chiarirlo puntualmente, si trattasse di un’intervista radiofonica, di una cena con Jean Cocteau o con tutti gli intellettuali engagé degli anni ’50 (fu Cocteau a farlo diventare un mito della letteratura francese), o di un arresto per furto (un vizietto che non si tolse mai), non ha mai nascosto il suo pensiero e la sua predilezione per quelli che oggi i buonisti da social definiscono “gli ultimi”. La sua scrittura? Superba. Al di là di ciò che dice. Soprattutto per ciò che non dice. Il suo stile? Ineguagliabile. Il suo coraggio? Dovrebbero farne tesoro gli scrittorucoli da due soldi che popolano i social con il loro ego e la loro inutile prosopopea. Divenuto famosissimo con “Querelle De Brest”, soprattutto dopo la trasposizione cinematografica, fedelissima e magnifica, di Rainer Werner Fassbinder, con una Jeanne Moreau in gran spolvero, venne dimenticato altrettanto in fretta.

Genet è sovente ospite dei palcoscenici “minori” di tutta Italia con la sua opera più conosciuta “Le Serve”, che diverse compagnie off mettono in scena ad intervalli regolari con risultati spesso discutibili, nonostante che l’opera sia perfetta per il palcoscenico e che seguendo le indicazioni di Genet non ci sia bisogno nemmeno di un regista. Molti i suoi romanzi da ricordare: da Nostra Signora dei Fiori, al già citato Querelle De Brest, a Diario del Ladro, profondamente autobiografico.

Jean Genet scrisse molto, e bene, anche per il teatro. Oltre al già citato “Le Serve”, ci piace ricordare un testo magnifico “I Negri”, una critica feroce contro tutti i dominatori. Bellissimo è “Il Balcone”, praticamente ignorato in Italia.

Suo un testo politico imperdibile, scritto dopo essere stato in contatto per lungo tempo con l’Olp di Yasser Arafat ed avere frequentato quest’ultimo per diverso tempo. Il testo si intitola Quattro ore a Chatila e lo ha pubblicato Gamberetti Editore nel 2002. Attivo anche nel cinema realizzò un cortometraggio che è un gioiello nel suo genere: Un Chant d’Amour.

Trent’anni fa moriva Jean Genet. Di lui si parla sempre troppo poco.

 

 

 

 

 

 

 

 

(17 aprile 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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