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L’Arte vista da Emilio Campanella: La Capostipite di sé

Emilio Campanella 00 Micio Musicaledi Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 
A conclusione del ciclo di conferenze organizzate in occasione della mostra: Scoprire Tiziano, intorno all’inedita e ritrovata Deposizione di Gesù nel sepolcro, esposta nella Pinacoteca Manfrediniana, ospitate nell’Auditorium del Seminario, si è svolta lo scorso 11 maggio, introdotta dalla Professoressa Ileana Chiappini e dal Professor Andrea Donati, la presentazione del volume: La capostipite di sé, una donna alla guida dei musei. Caterina Marcenaro, a Genova, 1948-’71, di Raffaella Fontanarossa, edito da Etgraphiae di Roma. Un lavoro documentatissimo che offre un quadro molto ampio sulla situazione museale genovese dall’immediato dopoguerra e per i decenni successivi.

Il ritratto professionale è non solo di una donna forte, e non poteva altrimenti, soprattutto in quegli anni. Inflessibile docente di storia dell’arte al locale Liceo Andrea Doria, altrettanto dura e pura dirigente dei Musei Civici Genovesi, invisa per le sue scelte ardite e coraggiose, responsabile della rinascita, della ricostruzione, del restauro di importanti edifici semidistrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Invisa perché donna e perché antifascista convinta da sempre. Bersaglio di strali della stampa polemico/scandalistica di giornali destrorsi molto letti all’epoca, si difese, controbatté e ricevette pubbliche scuse per attacchi immotivati e spesso maldestri. Il volume, nonostante le sue abbondanti e documentatissime trecento pagine divise in dodici parti e i numerosissimi paragrafi utilissimi per ritrovare temi, argomenti, episodi (nella fattispecie: edifici, restauri, allestimenti, mostre), si legge con grande interesse – e qui parlo in prima pesona, essendo io genovese, e conoscendo tutti i monumenti di cui si tratta, ricordando voci legate a giudizi che correvano in città su certe scelte, voci che non potevo certo giudicare, ma che registravo.

Mi ha molto colpito leggere il capitolo dedicato alla mostra: Pittori Genovesi del Seicento, a Genova del 1969. Una delle prime mostre temporanee a Palazzo Bianco che vidi in anteprima con i miei… Non ci capii un’acca, ma ancora la ricordo, forse per l’ora serale in una giornata di tarda primavera, e mi ha segnato, perché ho continuato ad amare l’arte per tutti i cinquant’anni successivi.

Nel volume, che ha un amplissimo apparato di note, oltre un notevole apporto iconografico, si può scegliere il livello di approfondimento desiderato di ogni argomento. Riportati molti frammenti, anche importanti, di carteggi, come quello intercorso con Roberto Longhi, proprio a proposito della mostra appena menzionata. Intensissimo il rapporto con gli architetti: Albini ed i suoi allestimenti di Palazzo Bianco, ormai quasi inesistenti, e di Palazzo Rosso, per fortuna, maggiormente rispettato. Magnifica l’invenzione del sotterraneo Museo del Tesoro di S.Lorenzo, recentemente restaurato e per fortuna mantenuto nella forma originaria vincente che Albini inventò su suggestioni micenee.

Durezza di pietra e cemento per racchiudere preziosissimi tesori di oreficeria sacra.

Si parlò, per un periodo, della ricostruzione del Teatro Carlo Felice e venne interpellato Carlo Scarpa, ma il progetto non andò in porto e solo molto più tardi fu realizzato quello che si conosce di Aldo Rossi. Il legame con Venezia, che ha giustificato la presentazione in laguna è dato da diversi fattori come la struttura museale simile delle due città, lo storico allestimento di Albini per la mostra di Guardi, le frequentazioni di Caterina Marcenaro alle Biennali per acquisti di opere contemporanee.

Uno dei lavori più recenti di cui Mercenaro ha merito è il Museo d’Arte Orientale Chiossone, dall’architettura perfettamente inserita nel verde della Villetta Dinegro di Piazza Corvetto, e così modernamente giapponese nella sua struttura razionale. Ancora, il Museo della Scultura Ligure, di S.Agostino, che, dopo il laboriosissimo restauro custodisce, fra i suoi tesori, i meravigliosi frammenti del monumento funebre di Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, ritrovato negli anni sessanta e di cui fu discussissima l’esposizione con il supporto albiniano a Palazzo Bianco nel 1963.

Molto lavoro, molta decisa coerenza e difesa delle proprie scelte, un ritratto che risulta chiaro nell’esposizione scritta del volume, come lo è stato nellee parole della bella presentazione dell’autrice. Si consiglia caldamente la lettura a chiunque sia interessanto ai problemi della Museologia, soprattutto in questo momento di grandi difficoltà, a chi ama l’arte in generale; ai genovesi, ovviamente, ma non solo a loro, anche per riparare all’ingiustificata damnatio memoriae di cui Caterina Marcenaro è stata fatta oggetto. In conclusione, la biografia professionale di una donna che ha contribuito alla ripresa di una città in ginocchio nel dopoguerra, in un paese che cercava di risollevarsi, ma anche uno sguardo sulla figura privata di una personalità apparentemente dura, ma che, soprattutto dalle foto private, si scopre essere stata, di grande, umana sensibilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 maggio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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