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L’Arte vista da Emilio Campanella: Lino Selvatico, una seconda “Belle Epoque”

Lino Selvatico 00di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ il titolo della piccola, purtroppo piccola -peccato che sia così piccola- mostra dedicata ad un pittore veneziano, padovano di nascita (1872), figlio di quel Riccardo Selvatico ch’ebbe ruolo di punta nella vita cittadina, fu sindaco dal 1890 al 1895, e creò la Biennale. La pubblicazione dell’accattivante monografia catalogo dallo stesso titolo si deve a LSWR Group insieme con i Musei Civici Veneziani. L’esposizione, in due sale del secondo piano di Ca’ Pesaro, si potrà visitare sino al 31 Luglio. Un limitato percorso costituito da ventisei dipinti per la produzione peraltro ampia di un artista deceduto prematuramente, in un incidente motociclistico, nel 1924. Partecipò a varie edizioni della Biennale, viaggiò a Parigi nel 1914, vide molto di ciò che accadeva intorno a lui in quegli anni, ma rimase coerentemente ancorato al suo stile, alla sua ricerca formale, ai suoi ritratti.

La curatrice, Elisabetta Barisoni, è riuscita, con bell’equilibrismo, a costruirvi intorno tre sezioni, nelle sua proposta di tentativo di un percorso espositivo, se così lo si vuole chiamare: donna, che presenta ritratti di attrici, nobildonne, danzatrici, elegantemente “fatales”, come si usava. Grandi tele che risentono di una profonda cultura figurativa e di una notevole tradizione alle spalle: dalla pittura veneziana del cinquecento, a Gainsborough e Reynolds, ma volendo anche Van Dick e Goya, giocando con suggestioni, atmosfere, evocazioni di personalità di grande “allure”; famiglia, che propone una scelta di ritratti della moglie, della musa ispiratrice, dei figli, in vari modi, in varie età, in situazioni teatralizzate ed intriganti, se non addirittura d’inquietudine e quasi di tentazione simbolista. Infine, modella, la terza sezione, con opere di piccolo formato, più spesso su tavola, di studi del corpo femminile, sempre al centro della produzione dell’artista, ed ovviamente, anche in questa scelta.

La maggior parte delle opere esposte è di collezione privata della famiglia, alcune, molto importanti, dello stesso museo ospitante, ed entrate a far parte delle collezioni, grazie a storiche acquisizioni di esposizioni Biennali ormai antiche, come: Ritratto della Contessa Annina Morosini, 1908; Cappuccetto Grigio, 1903; Mamma e bambino, 1922.

 

 

 

 

 

 

 

 

(17 maggio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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