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Biennale 2016, con Emilio Campanella alle “Partecipazioni Nazionali”

Venezia Biennale 2016 - Dronidi Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Reporting from the front, Partecipazioni Nazionali, mi ha colpito molto come la maggior parte dei Padiglioni Nazionali: almeno quanto gli Eventi Collaterali, anche se, nella maggior parte, si sono uniformati alla proposta del curatore, Alejandro Aravena, affrontando il medesimo tipo di tematica, ognuno, ovviamente, dal proprio punto di vista.

Giusto prima di entrare alle Corderie dell’Arsenale, ci s’imbatte in Coexistence, esposizione interessantissima dedicata alla città di Macao, e la coesistenza, appunto, fra antico e moderno, oriente ed occidente, così strettamente intrecciati. Accanto: Stratagems in Architecture, Hong Kong in Venice. Subito dietro: The Baltic Pavillion: Estonia, Latvia and Lithuania, per una volta, i tre paesi riuniti, nell’ampio, arioso, anche se non bello, spazio del piccolo palasport locale, usato in maniera razionale e suggestiva, utilizzando gradinate, corridoi e passaggi, oltre all’ampio spazio centrale, stimolando alla scoperta, l’osservazione di progetti, video, modelli, su e giù per le scale. Ritornando nella lunga, emozionante corsa delle Corderie, e verso il fondo, poi oltre, notevoli invenzioni come: Home at Arsenale, proposto dal Padiglione della Slovenia, una magnifica casa, libreria, scaffale, biblioteca abitabile e percorribile; verso la fine del percorso l’interessantissimo Padiglione Cinese, (Daily Design, Daily Tao) ampio, ricco di suggestioni, installazioni, idee e luci sapienti. Poi, nel Giardino delle Vergini, una torre colorata rivista, poi un maquette, più avanti, studiata nella sua realizzazione africana; quindi uno studio/progetto per hangar a misura di droni… ma quanto sono inquietanti queste macchinette volanti, indiscrete, pericolose… mah! Venezia Biennale 2016 - Torre

Intanto si è in vista della Torre Nuova e, volendo, si può andare di fronte, in barca, all’Arsenale Nuovissimo e visitare Sarajevo Now, People’s Museum alla Tesa 99; poco lontano, alla Tesa 105: Gangcity, strana, interessante e molto inquietante ricognizione su universi delinquenziali, concentrazionari, su sette e legami fra fanatismi religiosi e delitto. Spostandoci ai Giardini di Castello avremo il parco a nostra disposizione e gli edifici ormai storici, che accolgono le esposizioni proposte dei vari paesi. Premetto che questa è soltanto, come già l’articolo precedente, una serie di impressioni a caldo, di una visione d’insieme, in attesa di prossimi approfondimenti.

Inizio con la Svizzera, che propone il suo magico Incidental Space, una grande scultura che prende buona parte della stanza più grande del padiglione, ed è una sorta di nuvola vaporosa e solida dentro la quale si può entrare. Al vernissage, nell’atrio, sono stato sorpassato da due bellissime Valkirie caracollanti sui loro tacchi 12, una in bianco, l’altra in nero, poco dopo una delle due seduta, si accingeva a slacciare i suoi coturni dorati, per entrare nella nuvola; brava! Di fronte la Danimarca con: Art of many and the right to space. Lo spazio è organizzato su tre piani con moltissime proposte. I paesi nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia) hanno creato una grande gradinata di legno piramidale per riposare, pensare, discutere, conversare, ed ai suoi piedi piccole e confortevoli dormeuses per solitari pensieri. Tutto questo è In Theraphy – Nordic Countries Face to Face. Non posso parlare della Russia, dato che dopo mezz’ora di musiche trionfalistiche e roboanti mi sono annoiato e sono andato altrove, siccome l’inaugurazione tardava troppo. Ne parlerò in altra occasione. Interessantissimo il Giappone che propone: En: art of nexus, preparatevi, sarà sempre, giustificatamente, affollatissimo. In Germania, le porte sono tutte aperte, significativamente: Making Heimat. Germany, Arrival Country. Il Canada, invece, è sepolto sotto la sabbia, il lavoro si chiama: Extraction.

Nel recentemente ristrutturato padiglione dell’Australia, The Pool – Architecture, Culture and Identity. C’è proprio una piscina in cui nei giorni d’inaugurazione, bambini scatenati si rincorrevano sguazzando. In Romania: Selfie Automaton, che non sembra proprio aver nulla a che fare con il tema generale di questa edizione, e poco, direi, anche con l’architettura… All’apparenza sono magnifici automi di legno, nella classica tradizione centro europea: si è introdotti da un teatrino con due maschere che si prendono a martellate, come nelle comiche ed in ogni teatro di burattini che si rispetti; si entra e si trovano delle macchine che il pubblico può agire, facendo muovere gli automi: basta salire su una bicicletta, ruotare un mestolo, girare una manovella, per veder agitare figure decisamente espressioniste.

Questa una scelta fra Arsenale e Giardini. Di seguito, i padiglioni esterni ed altri eventi collaterali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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