#Venezia73, François Ozon riesce sempre a stupire

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Venezia 73 - 03 Frantz Francois Ozondal nostro inviato Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

FRANTZ, in concorso per Venezia73, diretto da François Ozon è tratto da un testo teatrale che già Ernst Lubitch portò sullo schermo nel 1931. Siamo nel 1919: in una cittadina della Germania vive Anna, ex fidanzata di Frantz, morto in guerra; essendo sola al mondo, i mancati suoceri l’hanno come un po’ adottata. Nel loro immenso dolore vivono e sopravvivono di ricordi: il medico umano e dolente, la moglie affettuosa. Un giorno Anna nota dei fiori sulla tomba dell’amato defunto (in realtà un mero, pietoso cenotafio) e scopre chi li ha posti: un francese da qualche giorno in città. Non essendo stato accettato come paziente dal medico padre di Frantz, grazie ad un incontro con Anna cui aprirà l’anima raccontando la sua grande amicizia per il defunto, a Parigi, prima della guerra, sarà ricevuto e potrà raccontare cose che i genitori non sanno, del figlio perduto… Una grande consolazione, ma siamo sull’orlo del baratro. Una grave rivelazione che potrebbe scuotere la vita di tutti, sta per essere fatta. Ritengo di non dover dire di più… Basti sapere che l’orlo dell’ambiguità, intorno a questa rivelazione, è sottilissimo ed ogni possibilità è lecita, e proprio in questa direzione ci porta l’abile Ozon. Ma il film è, al di là della perorazione discreta, ma forte, contro la guerra, una riflessione sulla verità, sulla menzogna, sulla crudeltaà di certe rivelazioni, sull’umana pietà di certe menzogne. Accuratisimo nella confezione, ma non stucchevole, il film dall’ottimo ritmo gioca fra bianco e nero e colore con sottile, attentissima abilità. Si avvale di un’ottima colonna sonora che evoca intelligentemente Mahler, ma in un episodio di voce violino e pianoforte, fa pensare coerentemente a Reynaldo Hahn. Ottima la direzione degli attori tutti molto espressivi. Anna è Paula Beer, bella, credibile ed intensa. Adrien Grivoire è Perre Ninay (Yves Saint Lorent), giustamente sofferto e tormentato. Ozon proteiforme regista capace di sorprenderci ogni volta, si trasforma ancora una volta e rimanendo sempre ad un livello molto alto. Colto e cinefilo riesce ad inserire riferimenti omaggio tanto a Cabaret come a Vertigo, a voi individuarli. Di mio aggiungo la scena più drammatica del film, perfetta, che mi ha riportato alla memoria La guerra di Piero di Fabrizio De André.

 

 

 

 

 

(4 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

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