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Al primo piano “Glamour Forlivese” fino al 18 giugno, o l’Arte vista da Emilio campanella

di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

I Musei di S, Domenico di Forlì, propongono la mostra annuale: Art Déco, Gli anni ruggenti in Italia, presentata il 10 febbraio, aperta al pubblico il giorno successivo, e che si potrà visitare sino al 18 giugno. Sempre sotto l’egida di Antonio Paolucci, un nutrito comitato scientifico e la cura di Valerio Terraroli che alla conferenza stampa ha incensato il proprio lavoro e quello dei collaboratori, lavoro che si è potuto cogliere solo parzialmente nel suo valore, siccome l’allestimento risultava ancora molto in ritardo, con un dieci per cento scarso dei cartellini, posti accanto alle opere, molte vetrine ancora da montare, “cose” imballate, cristalli appoggiati alle pareti, mobili ancora da allestire…

Dalla tarda mattinata alle cinque del pomeriggio, ora dell’inaugurazione, suppongo che le maestranze abbiano subito accelerazioni frenetiche per arrivare ad ultimare il loro compito. Il giudizio non può, dunque, che essere molto limitato dal punto di vista dell’allestimento, pur notando le buone idee “scenografiche” come il lungo suggestivo corridoio delle sculture al piano terra, quello delle “veneri” e l’altro degli abiti, già presentati con luci ineccepibili. Si aggiungano le riprese televisive in quasi tutte le sale del primo piano, per cui è stato tutto un dribblare, saltabeccare fra treppiedi, cavi, riflettori, cercando di vedere quello che si poteva, dell’esposizione, in maniera disordinata, non conseguente, e rapsodica, diciamo così.

In questo caso, più del solito, si fa ricorso al grosso catalogo edito da Silvana con la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì. Il pubblico avrà la fortuna di poter visitare la mostra nel giusto ordine, con la giusta tranquillità per un lavoro così denso di opere, ma si renderà altresì conto, che questo terzo atto dopo il Liberty ed il Novecento, non ha quell’ampiezza tematica che investiva tutti i punti di vista culturali di un’epoca. Qui si parla pochissimo di letteratura, poco di architettura, ma molto di decorazione, pittura, scultura, e soprattutto di ciò che va sotto la definizione di arte applicata. E’ una scelta. Fuori discussione la qualità delle opere esposte, molte note e pubblicatissime. Il curatore ha parlato male della parola glamour e l’ha pronunciata anche troppe volte, forse volendo farle perdere senso, ma allora non abbastanza… Sarebbe bastato sostituirla con fascino, incanto, ad esempio, ed il gioco era fatto , anche per cogliere dei risvolti differenti che investono le scelte curatoriali, pur proponendo opere che stanno un po’ di qua ed un po’ di là, come la Donna al caffè di Antonio Donghi, del 1931, dal Museo Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia – bella e misteriosa è forse déco, ma soprattutto perfetto esempio di Realismo Magico – così come le diverse opere di Zecchin con il suo decorativismo orientale fra Liberty e Secessione.

Più rispondenti ai canoni presi in esame, le molte, magnifiche opere di Giò Ponti esposte, ma qui siamo alle arti applicate, pur di altissimo livello. Certo ci sono molte fascinose ritratte, come Wally Toscanini di Alberto Martini, e ce ne sono di Bucci, Brunelleschi, Cadorin, Marussig, Bonazza, Oppi. Una mostra sull’edonismo, questo sì, e chi più edonista della Coppia verde di Oscar Hermann Lamb del 1933 (Collezione privata), due bellissime donne: amiche, sorelle, amanti? Non importa. Stupende, una nuda, in piedi, un poco curva in avanti , lo sguardo verso il basso, i capelli ondulati a ferro, la mano destra sul fianco, le spalle portate un poco avanti, posa tipica delle seducenti di quegli anni. L’altra, seduta, una sottoveste nera a spallina stretta (un abito da sera molto seduttivo, forse), ci guarda con espressione decisa, il trucco perfetto, i capelli rosso tiziano come la prima, quasi ci sfida. Bellissime, indimenticabili!

Poco lontano da loro la citata galleria di abiti magnifici, ornati, sontuosi, applicati. Questa volta la Ebe canoviana, nella sua sala circolare, è circondata da meravigliosi gioielli in vetrine, spero, blindate.

 

 

(19 febbraio 2017)



 

 

 

 

 

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