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Alessandro Brusa #Lettipervoi “L’Essenza Stessa”. Un’emozione

di E.T. #Lettipervoi twitter@gaiaitaliacom #AlessandroBrusa

 

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Conosco Alessandro Brusa da tempo. Lo conosco e lo apprezzo. Per quello che è, prima che per quello che scrive. E anche per ciò che scrive. Ho letto con piacere il suo nuovo romanzo “L’Essenza Stessa”, un bel lavoro. Assai ben scritto. Un magnifico incipit. E poi una lunga storia che si dipana tra vite e dolori, vite e vite, vite e morti, morti e amori, amori vivi e amori morti. E amori tenuti in vita chissà perché, forse perché non sappiamo staccarcene. Uccelli e culi, come se servissero. Maschi, come se non li conoscessimo. Vi ho presi in giro. Uccelli e culi non ce n’è. Cosa volete che vi dica. Sono un mattacchione. Maschi sì. Con tutte le loro insicurezze.

La scrittura di Alessandro Brusa – scrittore, poeta e traduttore – è una bellissima scrittura. E il romanzo, che ho letto con piacere, ha un solo piccolo limite che gli è imposto dal suo autore. I personaggi risultano imbrigliati come se lo stesso Brusa non volesse lasciarli andare perché funzionali alla storia e non li lasciasse vivere di vita propria, evitando di lasciarli scorrere e lasciandosi scorrere addosso la loro storia, avendo molto chiaro cosa vuole raccontare e come. Se dal punto di vista narrativo la cosa sta in piedi, diventa più rischiosa dal punto di vista emotivo, perché a volte il lettore è un po’ a disagio all’interno di una ricerca stilistica di bellezza che lascia poco spazio alla bellezza delle emozioni – quasi che i personaggi non ne avessero – e ad un plot narrativo un po’ rigido.

Poi c’è la storia, che non vi racconteremo perché il libro va letto, e che è un intreccio umano, chi vuole può definirla un sordido intreccio della bassezze umane, che però l’autore tratta con una certa compassione quasi a dirci che non è del tutto colpa nostra se siamo degli imbecilli, in quanto umani, o forse umani in quanto imbecilli. E ci sono paesaggi, storie, stanze, descrizioni. Ci sono soli, piogge e città. E non parlo soltanto di descrizioni di luoghi fisici. C’è gioia, c’è vita, ci sono amori e disamori, ci sono incomprensioni tra persone alle quali sembra negata la gioia. Tra persone, che sembra vogliano negarsi la gioia. E’ un tratteggiare perfetto, e spietato, una modernità che è più antica e conservatrice di quanto non voglia apparire, che non si vuole lasciare scorrere e si ingabbia. Da sé.

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E’ stato bello, entrare, ancora una volta, nel mondo di Alessandro Brusa del quale leggerei volentieri un bel romanzo adulto, che sfidi la convenzione dello scrivere di ciò che conosce e si avventurasse per sentieri sconosciuti lasciando parlare i suoi personaggi, completamente e in libertà. Brusa è un autore che può molto di più di quanto ha osato fino ad oggi. Lo aspetto al varco. Per abbracciarlo, of course.

“Lessenza stessa” esce per i tipi di L’Erudita.

 

 

(17 dicembre 2019)

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