Miracoli chiamati libri… di Monica Maggi, la Libraia Felice

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di Redazione, #Libri

Ho sempre paragonato il libro alle persone. Il che è presto detto: a me piacciono le persone vissute, segnate, un  po’ strapazzate dalla vita. Non mi interessa in quali mani siano passate: le persone, come i libri, assorbono le storie di chi le/li incontra.

Per questo ad un certo punto, esattamente un anno fa a marzo a inizio lockdown e dopo aver perso sette collaborazioni che portavo avanti da anni (tra centri anziani, scuole e lavori di copy writer) ho guardato a loro, ai libri. Loro, appunto, mi hanno sempre salvato la vita e dato la risposta necessaria al momento che stavo passando.

Cercando di capire me e di cosa avessi bisogno, ho capito anche la gente che sì, cantava dalle finestre e dai balconi, appendeva lo striscione che sarebbe andato tutto bene, ma non denunciava il grande vuoto e l’immensa paura che questo fosse solo un inizio. Sentivo questo mio spaurimento e desiderio di trovare una certezza. Forse in un libro, in uno di questi oggetti fatti di carta, carta che proviene dal tronco degli alberi e che resiste al tempo fin dall’epoca di Gutenberg? Se hanno resistito anche loro all’usura del tempo, mi sono detta, se così consumati e stinti e apparentemente superati dalla tecnologia hanno ancora una forza rivoluzionaria, forse sono a loro che devo chiedere aiuto. Io, come tanta altra gente.

Ho chiesto una piazza, un mercato, poi due e oggi tre.

Io regalo libri, sono felice di questo ricircolo di oggetti-carta-storie che estraggo (a volte letteralmente) dai cassonetti e dalla distruzione, che conservo nella mia casa o in depositi di fortuna fino a quando non li regalo alle persone ancora incredule. Mi sostengo con la forza di questa mia folle idea, e questo mi basta.

 

(23 aprile 2021)

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