Oppenheimer di Nolan è la fine del mondo

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di Laura Salvioli

Come successo per Barbie anche questo film è stato super pubblicizzato, soprattutto perché negli Stati Uniti sono usciti lo stesso giorno, destando lo stupore e l’indignazione di molti. Sinceramente, a mio sommesso parere, i due film sono così diversi che la loro uscita in contemporanea non ha danneggiato nessuno dei due. Sono proprio, per alcune caratteristiche, quasi opposti. Sono due modi di vedere il cinema: intrattenimento per Barbie, riflessione per Oppenheimer. Infatti, sono uscita dalla sala dopo Oppenheimer con una sorta di malessere interiore che non mi capitava da anni. Il personaggio che Nolan cerca di descrivere è molto controverso; è considerato il padre della bomba atomica ed è stato poi invischiato in un lungo processo durante una delle pagine più oscure della storia americana: il maccartismo.

Il fisico americano di origine tedesca si formò sia in patria che in vari stati europei per poter apprendere al meglio le nozioni della “neonata” fisica quantistica. Era un teorico, però, ed era proprio la parte pratica relativa agli esperimenti quella che gli mancava e che, maggiormente, lo attirava.

Per noi è difficile capire cosa abbia significato la scoperta della bomba atomica, così come lo è comprendere la guerra stessa a dire il vero. Siamo nati in un mondo dove dopo due guerre mondiali l’umanità ha deciso, almeno nelle sue aree più fortunate, di vivere in pace. Nolan, quindi, sceglie una tematica enorme ma non si lascia intimidire. Forse, il più grande merito di questo film è ricordaci che le cose sono complesse. Che non tutto è facilmente schematizzabile in bene e male come se tutti si presentassero già come angeli o come demoni. Nolan non prende una posizione ma come sempre vuole che lo spettatore ragioni, si interroghi, si costruisca la sua visione delle cose. Vi consiglio di andare a vedere questo film preparati perché vi ferirà. Se da un lato gasa l’idea dell’uomo come eterno Prometeo che scopre, sperimenta, dall’altro terrorizza sapere che questa infinita ricerca porta essa stessa alla distruzione. Ho avuto bisogno di giorno per far sedimentare e digerire questo film alla mia fragile anima. Si esce dalla sala con la netta sensazione che il mondo potrebbe finire da un momento all’altro. Quindi sì questo film è la fine del mondo, o per lo meno ci fa sentire come se tutto si stesse sgretolando sotto i nostri piedi.

 

 

(9 settembre 2023)

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