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Tra scrittura e poesia: Alessandro Brusa, scrittore e “agitatore culturale”

Alessandro Brusa 00di Max Calvo

Alessandro Brusa, poeta e scrittore, é nato nel 1972 e vive a Bologna dove si é laureato.

Scritto tra Bologna ed Edimburgo “Il Cobra e la Farfalla” (Pendragon 2004) é il suo esordio letterario (vincitore di “InciZine 2013)”; suoi lavori sono comparsi su riviste come “Sagarana” ed “Illustrati” e sull’antologia di poesia “100mila poeti per il cambiamento – Bologna primo movimento” (QuDu Libri 2013).

Collabora ed ha collaborato con siti di cultura ed informazione come lamanicatagliata.com malacopia.it e just-jumanity.blogspot.com.

Alessandro Brusa, -che divertente iniziare una intervista con una biografia secca, no? – è una voce nuova nel panorama letterario italiano, una voce che si fa anche azione culturale, essendo impegnato in numerose iniziative di apertura alla cultura, in una città assai ricettiva come Bologna. La notizia del premio ricevuto dal suo primo romanzo Il Cobra e la Farfalla ci ha spinto a contattarlo per proporgli un’intervista e conoscerlo meglio.

 

L’intervista.

 

Partiamo dall’inizio, com’è che uno si scopre così poco sano da mettersi a scrivere?

Ed io parto da un’ovvietà: si scrive per esigenza. La chiamo un’ovvietà perché è istinto comune a molti autori e quindi non è storia solo mia. Quando ho cominciato a scrivere “Il cobra e la farfalla” non l’ho fatto con l’idea di farne un libro.. poi lentamente la storia ha cominciato a prendere un’identità sua e da lì mi sono accorto che, tra le mani, mi stava crescendo un qualcosa che, in qualche modo assurdo, “esisteva” a prescindere da me. E poi scrivere è terapeutico.. è un modo per abbandonarsi a se stessi senza freni e senza trucchi. Ma perché sia davvero così ci vuole coraggio e ci vogliono strumenti che prescindono la capacità di inventare una storia o di saperla scrivere.

Poi come prosegue tutto il percorso?Alessandro Brusa 03 Libro

Poi il percorso procede con la ricerca di qualcuno altrettanto insano che ti voglia pubblicare e qui inizia il vero calvario. Io fui abbastanza fortunato: lo inviai a 7 case editrici e Pendragon mi rispose.. e con dietro il nome di Roberto Roversi uno ci si lancia immediatamente. Poi però io, nel mio essere un esordiente molto naif, avevo come l’idea che dovessero essere loro a fare tutto e così quella fase si è esaurita abbastanza in fretta. Solo nel 2010 mi sono rimesso al lavoro: perché scrivere è un’esigenza ed in quei sette anni avevo avuto più che altro bisogno di fermarmi un attimo a riflettere sulla mia vita e sulla scrittura. Non si deve scrivere per forza, non si deve pensare di dover uscire con un romanzo ogni due anni altrimenti si è finiti.. ognuno ha i propri tempi e la propria storia.. a me è andata così.

Ci parli de “Il Cobra e la Farfalla”…

Faccio molta fatica a parlare di quel libro. Sono cambiate tante cose nella mia vita e a volte mi sembra come qualcosa che non mi appartenga più. Poi invece mi capita di riprenderlo in mano, come è successo con questa cosa del “Premio InciZine” e trovarmi a capire ora cose che allora avevo probabilmente scritto come posseduto da un demone, come sotto dettatura del mio inconscio. Del resto proprio nell’incipit scrivo “Solo attraverso l’esperienza inconsapevole ed inaspettata delle cose si raggiunge la conoscenza limpida di se stessi”: quel libro è per me esperienza inconsapevole ed inaspettata. Scriverlo mi ha cambiato e per questo è per me gioia pura.

E il premio vinto recentemente?

E’ stata una bella sorpresa.. molto bella, soprattutto per un libro uscito nove anni fa, che nel delirio editoriale e culturale contemporaneo è oramai come un “classico del Cenozoico”.Alessandro Brusa 01

Lei scrive anche poesia, ed è fra i nuovi “agitatori culturali” della
città di Bologna…

Grazie mille per avermi dato dell’agitatore.. mi piace molto come “titolo”, proverò a farmelo mettere sulla carta d’identità! Ma Bologna se la cava molto bene anche senza di me. Relativamente alla poesia… La poesia è stata in me la passione letteraria primigenia e ci sono ritornato su da un paio di anni, dopo aver terminato il secondo romanzo. In questo momento la trovo lo strumento più adatto ad esprimere ciò che ho dentro ora. Mi sento un po’ come un artista che ora dipinge un quadro, ora esegue una scultura ora invece lavora su un affresco: sono mezzi diversi, adatti, per me, a scopi diversi. Per Shelley scrivere poesia o scrivere prosa sono la stessa cosa e non posso davvero dargli torto… poi però (almeno al giorno d’oggi) una poesia o un romanzo hanno vite ed esistenze completamente diverse. Il romanzo vive di editoria, mentre la poesia vive nelle strade, vive del rapporto diretto con il pubblico che viene lì per sentire le tue parole. E la poesia è stata la chiave per entrare nella scena culturale di questa città che è molto più viva di quanto, soprattutto i bolognesi, sanno e, come ho detto prima, non aveva certo bisogno di me per essere agitata… ma diciamo che faccio del mio meglio per esserne all’altezza!

Come vede la situazione della Cultura in Italia (la lettera maiuscola non è casuale)?

La maiuscola per Cultura o per Italia? Scherzi a parte, in Italia non esiste a livello istituzionale un progetto per la cultura. Tutti vanno avanti a naso cercando di spendere il meno possibile. Questo non ci aiuta per nulla, soprattutto nel confronto con altre realtà internazionali, ed il problema più grande non è tanto la mancanza di stimoli o iniziative culturali, quanto la marginalità che queste hanno ed avranno sulla scena mondiale. Siamo un paese in declino che urla straziato di dolore, che urla parole bellissime.. che nessuno sente.

Si ha l’impressione di doversi in qualche modo “allineare” per mostrare la propria opera, se è vero, poi come si esce da lì?

Guardi su questo sono proprio tranquillo: allinearsi non è pratica che mi sia congeniale… Controdipendente come sono!! diciamo che mi aiuta il fatto di essere “schizofrenico” e di avere anche un’altra vita con un’altra professione ecc.. Quando scrivo lo faccio senza pormi il problema delle vendite o dell’eventuale successo di pubblico o di critica. Scrivo quello che mi piace, quando mi piace e quando questo mi fa stare bene. Se un giorno tutto questo smettesse di darmi piacere, allora mi dedicherò ad altro.

Non è la letteratura condizionata da un gruppo di “baroni”, come buona parte della cultura italiana (nemmeno la lettera minuscola è casuale)?

Più che baronati in senso stretto si parla di dinamiche imprenditoriali malate cui si aggiunge una grande dose di provincialismo. I nostri imprenditori editoriali sono spesso molto “timidi” e si fa fatica a dar loro torto quando ti ritrovi che due gruppi editoriali controllano tutto.. ma onestamente vorrei evitare di entrare nella polemica politica. A tutto questo si aggiunge un bacino di utenza totalmente dipendente dai grandi media e che non ha la minima voglia di andare ad esplorare quello che il sottobosco culturale (editoriale così come musicale per esempio) ha da proporre. Siamo un paese che per gran parte conosce solo la TV e solo in essa si riconosce. Si compra sempre il libro ed il cd di cui si è sentito in quella certa trasmissione o di cui abbiamo letto su quella certa rivista (di fianco all’articolo sullo sbancamento dentale, prima del servizio su quella tanto carina che sta con quello tanto carino..), che non sarebbe un male assoluto se si fosse anche spinti da sana curiosità e si andasse a cercare altro.. Ecco, a Bologna, insieme a tanti bravi e talentuosi poeti, stiamo cercando di fare esattamente il questo: andiamo a cercare la gente per le strade, nei bar, nei parchi anche, presentandoci con la nostra faccia e con le nostre parole.. ma è dura, molto dura!

I suoi scrittori preferiti?Alessandro Brusa 04

Il mio amore per la letteratura è iniziato con Thomas Mann, ma è la letteratura anglosassone quella che amo di più; quindi Shelley, Whitman, Eliot, Thomas, Beckett, Forster e tra i più “moderni” Douglas Coupland e David Leavitt. Di italiani amo le prime cose di Baricco e Paolo Cognetti.

Ci dica qualcosa che vorrebbe accadesse nel suo futuro?

La prima cosa che ho pensato è stata “trovare un editore serio e cazzuto” per il secondo romanzo.. ma credo ci siano cose più grosse da desiderare.. e le tengo per me!

E i progetti futuri?

Innanzitutto la pubblicazione del mio secondo romanzo, ora in mano ad un agente letterario. Poi, come diceva prima, “agitare Bologna” per bene. L’8 giugno ci sarà un Festival di Poesia (Bologna in Lettere) che invaderà tutta la città in tanti luoghi diversi, tra librerie, osterie, enoteche, scuole, parchi ecc.. facendo esattamente quello che le dicevo: andare a cercare la gente e portarla per mano in un mondo diverso. Poi c’è il Gruppo 77, un gruppo di poeti di cui faccio parte che è diventato un’esperienza creativa bellissima per me che fino ad ora ho sempre lavorato alla scrivania solo soletto.. Poi quando sarò pronto, quando sentirò che sarà il momento, vorrò pubblicare tutto quello che mi è cresciuto dentro in quest’ultimo anno… Ma non ho fretta, non devo arrivare da nessuna parte.

 

 

Pagina ufficiale di Alessandro Brusa www.alessandrobrusa.it

 

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