Si apre con Geordie di Fabrizio De André, che Trinelli canta perché “è un inno alla giustizia” e lo spettacolo comincia, seguito da un irriverente monologo sulle ragioni per cui bisogna diffidare della legge sulle Unioni Omoaffettive, e un excursus sulle leggi antilgtb in tutto il mondo.
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Il tutto condito con battute al vetriolo di grande intelligenza.
Dopo un altra canzone (Trinelli canta benissimo), un colto monologo sulla Commedia dell’Arte viene utilizzato per raccontare la vita politica di oggi e per arrivare ad una irriverente (e molto divertente) biografia di Lucrezia Borgia, condita dalla canzone che I Gufi le dedicarono.
Tra monologhi, un simpatico gioco con il pubblico, un tormentone legato a Raffaella Carrà (che sia benedetta!) e le emozionanti poesie finali di Nazim Hikmet lette con grande bravura, si chiude con Lamento d’Amore, altra canzone dal repertorio de I Gufi, che narra dell’omocidio/suicidio di una coppia che ha sperimentato tutto, dissacratoria nella sua irrealtà (?).
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Un bel lavoro, divertente. Settanta minuti che passano velocemente. Frequenti interazioni con il pubblico che viene invitato a partecipare. Il protagonista che diverte e si diverte.
Alla fine dello spettacolo raggiungo Trinelli e scopro che lo spettacolo è costruito “a braccio”, ogni giorno, ed è -per l’80%- improvvisato.
Complimenti e applausi del (purtroppo) non assai numeroso pubblico “dato che non sono Maria Callas” commenta lui sorridendo.
Altri applausi.
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