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“Fotografia Europea”, a Reggio Emilia, rinnova il suo successo: intervistiamo il curatore Elio Grazioli

Elio-Grazioli Smalldi Maximiliano Calvo

Fotografia Europea è uno degli eventi di fotografia più importanti d’Italia, sicuramente una iniziativa unica nel suo genere nel nostro paese e probabilmente in Europa, che si tiene ogni anno a Reggio Emilia.

Annualmente, nella cittadina emiliana, tra maggio e giugno si svolge la mostra curata da Elio Grazioli, curatore  storico di “Fotografia Europea”, affiancato per ogni edizione da altre partecipazioni curatoriali.

E’ critico d’arte e insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università di Bergamo. Ha pubblicato diversi libri, tra cui: Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Ugo Mulas (2010), La collezione come forma d’arte (2012) ed ha gentilmente accettato di parlare con noi dell’evento.

 

L’intervista:

 

 

La Mostra si ripete ormai da qualche anno, con grande successi. Segreti?

Uno staff eccezionale per organizzazione e disponibilità, che ha lavorato sul coinvolgimento della cittadinanza, dall’Assessorato alla segreteria. Segreto di Pulcinella, perché ognuno sa che occorre trasmettere interesse e passione, condividere e coinvolgere.

Come nacque l’idea di una mostra tanto importante a Reggio Emilia? 

Anche Reggio Emilia voleva avere una sua manifestazione che la mettesse in evidenza per la città attiva e propositiva qual è, come facevano intorno a lei città come Mantova con il Festival di letteratura, Modena con quello di filosofia, Vignola con quello di poesia e altre. Si scelse la fotografia per la figura di Luigi Ghirri, la cui presenza infatti è stata ribadita in ogni edizione – salvo quella di quest’anno  – perché l’anno prossimo ospiteremo la grande mostra che attualmente è al Maxxi di Roma.

Quali i criteri per la scelta degli artisti da proporre ogni anno?

Abbiamo stabilito di proporre ogni anno un tema e di costruire un filo, per chi lo voglia seguire, tra tutti i temi. Quindi scegliamo nel panorama europeo i fotografi che ci sembrano illustrare al meglio gli aspetti che decidiamo di evidenziare del tema scelto. La prima edizione ha cominciato presentando il panorama generale e concentrandosi sul coinvolgimento di un gruppo di fotografi eccellenti sul territorio di Reggio, poi, nelle edizioni seguenti, sono partiti di temi: la città, il corpo, il tempo, lo sguardo, l’italianità, il cambiamento. Il filo che li collega è il fatto che sono al tempo stesso temi che riguardano questioni generali e però anche questioni centrali per la fotografia. Questo noi lo sottolineiamo allargando il dibattito durante il weekend che segue la serata di inaugurazione e inoltre sul catalogo a interventi di studiosi delle più varie discipline, che si uniscono a quelli specifici della fotografia.

La scelta di un tema per ogni edizione non è penalizzante dal punto di vista creativo?

Noi non lo pensiamo, proprio perché sono argomenti “fotografici” oltre che “tematici”, quindi ogni fotografo vi fa i conti. Così, mentre il nucleo centrale delle esposizioni sono selezionate da noi insieme ad alcuni collaboratori che di volta in volta ci hanno proposto le loro scelte, quindi andiamo a cercare i fotografi che già hanno rappresentato al meglio il tema scelto, l’argomento diventa anche uno stimolo agli altri fotografi per confrontarsi ad ampio raggio. Manifestazioni come queste hanno infatti il confronto come funzione principale: che posto ha la fotografia italiana nel panorama europeo? Mettiamo le opere una accanto all’altra e verifichiamo. Quando si espone senza confronti, si possono fare errori di prospettiva e di presunzione. Questo vale i famosi come per chiunque.

Possiamo approfittarne per avere qualche dato sull’affluenza 2013? 

Non abbiamo ancora ovviamente dati definitivi perché la manifestazione si chiude tra due settimane. Posso però anticipare che le presenze alle mostre istituzionali superano ampiamente le cinquantamila presenze.

“Fotografia Europea” è una manifestazione molto costosa?

La manifestazione ha dei costi importanti, visto il suo sviluppo non solo relativo alle iniziative promosse in modo diretto ma anche alle necessità di coordinamento e promozione del più complessivo numero di mostre che coinvolge l’intera città e il territorio. Il budget è attorno ai 600.000 euro, di cui la metà reperita da finanziamenti privati.

Straniamento, fiducia, sorpresa e visione, quattro parole chiave per leggere la società contemporanea…

Soprattutto riguardo al tema del cambiamento. Come si “vede” il cambiamento, come lo si coglie? Innanzitutto perché qualcosa nelle nostre percezioni abituali non quadra più, qualcosa di strano ci indica che appunto c’è stato un cambiamento: questa sensazione, tutta visiva, è lo straniamento, che crea sorpresa che invitiamo ad affrontare non con paura o timore ma con fiducia e partecipazione, con senso di responsabilità. La fotografia ha un ruolo importante in questo, perché non solo documenta ciò che cambia intorno a noi, ma testimonia anche lo sguardo con cui lo affrontiamo, e anzi contribuisce a cambiare anche quello, il nostro sguardo, il nostro atteggiamento. Esempi: moglie, marito, figlio tutti e tre rossi di capelli e del tutto simili tra loro, non solo, ma che arredano la loro casa con oggetti a tre a tre uguali tra loro… ci sembrano strani, ci fanno sorridere ma anche pensare (David Stewart); un effetto di luce che trasfigura le cose e le immagini ce le fa vedere in modo diverso e nuovo (Rinko Kawauchi); le fotografie dei luoghi che sono cambiati per eventi naturali catastrofici o interventi umani di dimensioni gigantesche ci fanno riflettere su fin dove desideriamo che il cambiamento arrivi (Philippe Chancel). E così via.

La Fotografia, come dimostra ad esempio il World Press Award, è uno strumento formidabile di denuncia sociale che il potere del web amplifica o riduce?

E’ una dinamica complessa quella del rapporto tra immagine fotografica e web: c’è sicuramente un’amplificazione, soprattutto di diffusione e di commento, ma anche il rischio di una riduzione per il poco tempo e la poca attenzione, la fretta con cui si naviga in rete. Ad ognuno di noi gestire tale dialettica: ancora una volta la chiave è il senso di responsabilità a cui richiamiamo nel sottotitolo di questa edizione di “Fotografia Europea” ma che ricorre in tutte le edizioni.

Cos’è per Lei la fotografia? 

E’ l’immagine della realtà e dello sguardo di chi la cattura allo stesso tempo; è la sorprendente immagine insieme dello spazio e del tempo; è la paradossale possibilità di esprimersi attraverso un mezzo in realtà meccanico; è l’immagine che ci offre la realtà bloccata, sospesa, ferma; è… tanto altro ancora.

Ci sono ulteriori progetti di sviluppo futuri per “Fotografia Europea”? 

Be’, intanto stiamo pensando alla prossima edizione, poi si vedrà.

 

 

 

 

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