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Gaiaitalia.com intervista il comico e scrittore Alessandro Fullin, più che un piacere…

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Alessandro Fullindi Federica

Alessandro Fullin è, per chi scrive, uno dei ricordi più belli.

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Mio fratello mi portava al Cassero di Bologna, ero poco più di una bambina e adoravo il mio fratello gay, così che il venerdì sera si andava insieme a ridere a crepapelle per le geniali trovate di Fullin, da Biancasporca (rivisitazione esilarante della favola di Biancaneve), alle lezioni di Tuscolano.

Alessandro Fullin è un’artista di rara intelligenza e capacità, un comico irresistibile, un ottimo scrittore.

E’ con grande piacere che ho accettato di intervistarlo per Gaiaitalia.com Cultura.

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L’intervista:

 

Se c’è una cosa che sappiamo per certo, abbiamo spie, è che la comicità di Alessandro Fullin è stata “unica” fin dagli esordi. Come ricorda questi esordi?

Ne conservo un ricordo vago. Perché voltarsi indietro? C’è sempre, e solo, la nostra ombra.

Una comicità con un punto di vista gay, ma senza essere gay nel senso tradizionale del termine…

Io considero una fortuna essere gay e sono certo che anche nella prossima vita eviterò, per prudenza, l’eterosessualità. Da alcuni indizi penso che sarò una lesbica.

Continua con le sue rivisitazioni delle favole classiche?

Certo: “Aspetto nella bara di cristallo l’arrivo del principe. Il problema è che, se respiro, si appanna”.

Dell’esperienza di Zelig cosa ricorda (io ricordavo un suo spettacolo dal vivo e mi sembrava di vederla un po’… Censurato quasi, mi sbaglio?)…

No. A Zelig ero libero. Il problema è che l’intrattenimento di massa automaticamente ti costringe a fare delle scelte omogeneizzate. Per dire altre cose – spero più sottili – ci sono i libri.

In questi tempi tanto complicati, c’è ancora da ridere?

Io rido molto ma solo con gli amici. Altrove sono una signora di mezza età piuttosto malinconica.

Lei è anche, ormai, uno scrittore abbastanza affermato. Tutto parte da una buona scrittura?

Non lo so se la mia scrittura è buona ma ho sempre sognato di fare lo scrittore. Come Karen Blixen. Il problema è che io lo faccio a Torino e non in Ghana.

E con le lezioni di Tuscolano come la mettiamo?

La povera archeologa è morta. Televisivamente parlando. Passano gli anni non ho più l’energia di fare certi salti sui tacchi.

Come vede tutta questa esplosione di “nulla culturale” che sembra voglia cambiare il mondo, e forse lo sta anche facendo…

Il mondo mi sembra più che vuoto, molto aggressivo. Io sono per Jane Auste ma credo che siano finiti i tempi in cui un uomo ti offriva il braccio per attraversare un salone.

Il politico che trova più comico?

C’è l’imbarazzo della scelta. A destra i casi più imbarazzanti.

E il leader LGTB?

Massimo rispetto per chi ci rappresenta. Amo Scalfarotto e Zan. Li conosco personalmente e sono ottime persone.

Ci dice qualcosa sui suoi progetti futuri?

Un romanzo in arrivo. A ottobre. Spero che mi leggerete.

 

 

 

 

 

 

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