di iiitiii twitter@iiiiiTiiiii
Da tempo non ridevo tanto, forse perché da tempo non avevo avuto l’occasione di assistere ad uno spettacolo di Alessandro Fullin dal vivo: esilarante, come sempre. E di rarissima intelligenza e cultura.
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Puntualissimo, alle 22.00, si presenta sul palcoscenico. Semplicissimo, camicia e pantaloni blu, un enorme cane di peluche che scopriremo chiamarsi Charles (“come De Gaulle”, esplosione di risa), lo spettacolo Alessandro Fullin legge Alessandro Fullin, leggermente autoreferenziale, di autoreferenziale non ha nulla, come era facile aspettarsi.
Lo spettacolo in realtà è un defilé delle straordinarie battute di Fullin sorrette da una delle culture più solide che il mondo dello spettacolo italiano odierno possa offrire: la sua.
“Alessandro, ma sei vestito da donna!”, dice la mamma scoprendolo. “Mamma, anche tu!”, risponde lui. Ancora, “Guardando uno spettacolo chiamato Milleluci, in un televisore in bianco e nero, con Mina che canta e una carrozza appoggiato sulla TV che illumina la stanza buia, uno come fa a non crescere gay?”. Sono solo alcune perle, difficile elencarle tutte. E peccato per chi non c’era.
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Conosco personalmente Fullin da almeno vent’anni, e posso dire senza timore di essere smentito che non è soltanto un comico, è un uomo di cultura capace di mettere insieme i classici con la cultura contemporanea e il trash più devastante, senza perdere mai, neppure per un momento, il senso della misura e dei tempi teatrali.
E quando alla fine della sua ora e dieci di show, il comico presenta il suo nuovo libro lo fa nel suo stile, distruggendolo, e riuscendo anche ad infarcirlo con la distruzione di Milano da parte di Federico Barbarossa nel 1150 per ragioni legate alla farina. Ci vuole fegato, direte voi?
No, ci vuole cervello.
Nel salutare un’ennesima splendida serata trascorsa al Gay Village di Roma, vi rimando a questo link dove trovate un’intervista realizzata ad Alessandro Fullin dalla nostra redazione nei mesi scorsi.
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