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70ª Mostra del Cinema di Venezia: il genio di Tsai Ming Liang con Jiaoyou

Venezia 70 - 10 Tsai Ming Liangdi Emilio Campanella

JIAOYOU di Tsai Ming Liang, in concorso per VENEZIA 70 o di cani randagi, cani sciolti o cani perduti senza collare. Tecnicamente ammaliante, il film è costituito quasi esclusivamente di inquadrature a macchina fissa, o con minimi movimenti, ma qualche piano sequenza non manca, per quanto molto limitato.

All’apparenza antinarrativo, ma non astratto.

Molte situazioni sono ben concrete, pur nella rarefazione generale del “racconto” ambientato in luoghi degradatissimi e nonostante questo affascinanti, in cui le persone vagano, vivono, si arrabattano. Piove molto spesso, una pioggia uggiosa, talvolta veramente torrenziale. Tutti con impermeabili trasparenti e colorati che conosciamo bene e che sono così poco efficaci quando il vento è forte. Persone agli incroci tengono in mano cartelli pubblicitari…

Più del solito le azioni sembrano non corrispondere a ciò che vediamo, ma suggerire altro. Più di una volta si lotta con una barca per farla disincagliare, anche sotto una pioggia battente, mentre i figli dell’uomo vengono rapiti dalla moglie (?!).  Poco dopo sono tutti riuniti per festeggiare il compleanno del capofamiglia (?!). Sogni, incubi, ma non si direbbe.

Tutto sembra molto reale, concreto, anche quando l’uomo ed i suoi figli si preparano alla notte compiendo le loro abluzioni in un bagno pubblico, parrebbe, di quelli delle piazzole autostradali, si sente il rombo incessante dei motori provenire dall’esterno: oppure quando la donna lava i capelli della bambina nei servizi del grande magazzino, forse, dove lavora, probabilmente…

Premetto che alla prima proiezione per la stampa molte sono state le defezioni, come previsto, ma a posteriori, confrontandomi con colleghi, anche non entusiasti come me, tutti – ovviamente quelli rimasti fino all’ultimo dei centotrentotto minuti di proiezione – tutti indistintamente, sono rimasti affascinati e come stregati dalle magnifiche immagini, dai ritmi dilatati, dalle scene in cui apparentemente non accade nulla.

Stranamente, guardando l’orologio, le mezz’ore scorrevano veloci… Magia del cinema? Certo! Magia di Tsai Ming Liang? Indubitabilmente!

Ci sono scene d’interno, come dire, molto teatrali, e questo sia detto nel senso migliore del termine, grazie alle luci perfette, i movimenti sorvegliatissimi.

Ultimamente certi corti dell’autore, presentati a mostre d’arte figurativa, o di architettura, come qui lo scorso anno, sono parenti stretti di questo tipo di estetica molto vicina alla videoarte.

 

 

 

 

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©emilia campanella 2013
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