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70ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: siamo agli sgoccioli

Venezia 70 - 11 Ettore Scoladi Emilio Campanella

CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO, SCOLA RACCONTA FELLINI di Ettore Scola, presente a VENEZIA 70 fuori concorso, è un film molto affettuoso, una via di mezzo fra documentario e ricostruzione in stile felliniano, rievocando la carriera del giovanissimo Federico al Marc’aurelio, e l’inizio dell’amicizia con il giovane Ettore, e poi la stima e la curiosità per il lavoro reciproco in un rapporto durato parecchi decenni. Particolarmente interessante e godibile il capitolo dedicato a Casanova, e notevole il cameo di Sergio Rubini, così come la parte, estesa, dedicata a Mastroianni, scritturato dall’uno come all’altro!

A pensarci bene, forse, il vero protagonista è lo storico TEATRO 5 di Cinecittà. Nel finale la fuga di Federico/Pinocchio, inseguito attraverso vari set, da due carabinieri in alta uniforma, e poi una carrellata sempre più veloce, affastellata, affannata, affannosa, di spezzoni originali.

Poi arriva LA PRIMA NEVE di Andrea Segre, nella sezione ORIZZONTI. Non si è ripetuto il felice, piccolo miracolo di due anni or sono con IO SONO LI’. Questo è un film molto onesto ed estremamente sincero, ma mancato.

Venezia 70 - 12 La prima neve

Siamo nelle valli del Trentino fra monti di grande bellezza e boschi autunnali dai colori commoventi. Qui Dani (Jean Christophe Folly) collabora con Pietro (Peter Mitterrutzner, molto intenso e credibile) falegname ed apicultore, e fa amicizia con il suo giovanissimo nipote, Michele (Matteo Marchel, bravissimo!) In Dani, Michele trova un amico ed un appoggio per superare il trauma della recente tragica morte del padre. Dal suo canto l’immigrato africano non riesce a superare il dolore per il decesso della giovine moglie morta dando alla la luce una bambina. La piccola ha un anno, ma il padre non riesce ad affezionarlesi, poiché vede in lei la causa della sua vedovanza, peraltro la giovane donna era stremata dal lungo ed estenuante viaggio, ed il parto era evidentemente stato troppo per il suo fisico debilitato.

Grazie a Michele, piano piano, anche Dani riuscirà ad iniziare un percorso di elaborazione del lutto. Se sulla carta il tema risulta, oltreché importante, interessante e stimolante, all’evidenza dei fatti tutti questi buoni ingredienti non portano ad un risultato compiuto.

Non basta un buon contorno di comprimari, e neppure l’attenta ambientazione paesaggistica né la contestualizzazione sociale, il risultato rimane lontano ed un po’ freddo, e non è la neve a raggelare l’insieme, quanto la poca vitalità del tratteggio delle personalità che,come dire, non convincono!

 

 

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©emilio campanella 2013
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per gentile concessione
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