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Da l’Aja a Bologna tele olandesi del secolo XVII, Enrico Campanella le ha già viste

Vermeer Bolognadi Enrico Campanella

Trentasette magnifiche tele olandesi del XVII secolo saranno esposte al pubblico dall’8 Febbraio al 25 Maggio nel bolognese Palazzo Fava, nella centralissima via Manzoni, traversa di via Indipendenza.

Da un palazzo all’altro LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, Il mito della Golden Age, DA VERMEER A REMBRANDT, Capolavori dal Mauritshuis.

L’operazione, presentata come commercialissima ed abilissima, nello stile del curatore Marco Goldin, prende le mosse da un motivo meramente pratico:  il restauro e l’ampliamento del museo olandese: in questo modo le opere “prendono aria” in giro per il mondo, si fanno pubblicità, rimedieranno economicamente delle cifre utili ai restauri, ed al ritorno troveranno la loro “casa” rimessa a nuovo… Come é prassi ormai abituale, si sa.

Qui si è fatto leva su un piccolo quadro notissimo dei pochi a noi giunti di Vermeere e gli si è messo sulle spalle la responsabilità del successo dell’operazione; spalle forti grazie a romanzetti e filmetti di cui si sa. Però bisogna dire che l’operazione ha il suo valore, nonostante tutto: perché la scelta di Palazzo Fava, restaurato molto bene e da poco, è vincente, ed anche perchè l’allestimento è curatissimo.

In penombra, ciascuna delle trentasette tele è accuratamente illuminata da sagomatori, mentre in alto, gli affreschi dei Carracci lo sono separatamente, dando vita a due piani spaziali, due mondi, due registri. C’è una introduzione dedicata al museo prestatore; ci sono ritratti, paesaggi, interni con figure, nature morte, e da ultima, lei, la ragazzina che si volta, con il suo sorriso appena accennato, nel taglio di luce perfetto: enigmatica, forse, magari solo curiosa, sembra volgere lo sguardo verso di noi, come a farsi seguire.

Potremmo fare centinaia di illazioni, tanto si sa: un quadro non è mai ciò che sembra, o non soltanto.

Precedentemente abbiamo incontrato due magnifici paesaggi di Ruisdael e delle vele sul mare di Ruysdael, due Franz Hals, tre Rembrandt, fra cui il sorprendente CANTO DI LODE DI SIMEONE del 1631, piccola, minuscola tavola sorprendente per l’impianto e la luce!

C’è un altro Vermeer: DIANA E LE NINFE del1653-4, e fra le nature morte: IL CARDELLINO di Carel Fabritius(1654), che per fortuna, allora, non era morto per nulla, ma dall’aria vivacisima!

Linea d’ombra pubblica il volume/catalogo della mostra, ricco di saggi, illustrazioni ed un testo teatrale dello stesso Goldin, dedicato alla protagonista della manifestazione.

 

 

 

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