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Emilio Campanella: “Saraceni, un veneziano tra Roma e l’Europa”

Carlo Saracenidi Emilio Campanella

All’ Accademia di Venezia, aperta al pubblico fino al 29 Giugno, la mostra: CARLO SARACENI, Un veneziano fra Roma e l’Europa.

Proveniente da Roma, ed omonima dell’esposizione chiusa il 2 Marzo a Palazzo Venezia, ne è un’emanazione; a conti fatti, raffrontando il catalogo dell’edizione romana e quella veneziana, siamo al cinquanta per cento anche per la limitatezza e l’esiguità degli spazi a disposizione in questa sede: alcune stanzette malamente illuminate da faretti orientati con incomprensibile criterio, due lunghi corridoi inutilizzati (è vero, difficili da allestire) e la metà della sala xi del museo, da cui si sono sfrattati Tiepolo e Giordano.

Non basta rivestire le pareti di un bel rosso acceso, per creare un allestimento decente.

Diciamo che la disposizione delle tele, ed il tentativo di creare degli abbozzi di sezioni tematiche , è volenteroso, e non lo dico in senso negativo, ma certo che “pubblicizzare” un pittore poco noto al grosso pubblico, esportando quella che è stata la prima mostra a lui dedicata, con un lavoro scientifico sulle attribuzioni, con il restauro per l’occasione di molte tele, facendo in questo modo una specie di Bignami, non gli fa un buon servizio.

Se già di suo non era un artista di grande personalità, non gli si può negare una mano felice, ed una notevole capacità di guardare ai più grandi di lui, assorbirne lo stile senza farlo suo completamente, usandolo al meglio per comporre macchine anche molto efficaci.

La mostra parte presentando un gruppo di opere su rame, molto in voga all’epoca, di piccolo formato e di tema mitologico come biblico; un gruppo proviene da Capodimonte, e l’interessante SEPPELLIMENTO DI ICARO ( 1605-1608 ) ne fa parte. Segue una sezione di opere d’ispirazione sacra fra Antico e Nuovo Testamento. Un’altra dedicata all’influenza caravaggesca; di seguito le committenze spagnole, e qui merita una menzione la SANTA LEOCADIA IN CARCERE, da Toledo, opera d’impianto molto interessante, fra luce e tenebre, parzialmente di bottega.

La penultima sezione riguarda il ritorno in Laguna, ed alcuni artisti veneti sono una parte dell’esposizione che non era presente a Roma. L’ultima sezione riguarda le grandi pale pubbliche del secondo decennio, espose nella citata sala XI del museo, macchine teatrali abili e di grande effetto.

Si resta, a conti fatti, un po’ con il desiderio di approfondire maggiormente, un artista dal buon senso cromatico, dotato per l’equilibrio compositivo di tele anche molto grandi ed affollate di personaggi, dai begli sfondi di natura.

Il catalogo edito da De Luca riguarda la mostra romana. Per la puntata veneziana è stata pubblicata, dalla medesima casa editrice, una guida breve che riporta le opere esposte a Venezia. Consiglio chi voglia approfondire, di acquistare entrambe le publicazioni.

 

 

 

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