Le Giurie del 29° TGLFF hanno assegnato tre premi principali (Premio “Ottavio Mai” per il Miglior lungometraggio, Miglior documentario e Miglior cortometraggio) e due premi collaterali (Queer Award e Premio DAMS – Sguardi sul Festival), che saranno consegnati stasera, alle ore 21 presso la Sala 1 del Cinema Massimo, durante la cerimonia di chiusura del festival. Saranno consegnati anche i tre premi del pubblico.
A Roma, dal 21 aprile, “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus”
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta dal 21 aprile al 23 agosto 2026 la mostra Max... →
A seguire, l’esibizione musicale di Levante e la proiezione del film di chiusura, Bananot (Cupcakes) di Eytan Fox, presente in sala. Il film vincitore del Concorso lungometraggi, invece, sarà replicato alle ore 22 in Sala 2.
Lungometraggi
La Giuria, composta da Paola Pitagora, Pippo Delbono, Gabriele Ferraris, Ron Peck e Gal Uchovsky, assegna il premio “Ottavio Mai” per il miglior lungometraggio a: Der Kreis (The Circle) di Stefan Haupt (Svizzera, 2014).
La coscienza crepuscolare dell’Impero. Emil Cioran e l’epistolario con Petre Țuțea (1936–1941)
di Fabio Galli L’epistolario di Emil Cioran con Petre Țuțea, pubblicato postumo sotto il titolo L’insonnia dello spirito, rappresenta... →
Con la seguente motivazione: «Con un linguaggio cinematografico tagliente e contemporaneo racconta, come in una tragedia shakespeariana, una storia di menzogne, degrado, violenza, morte in una terra di grandi rivoluzioni e antiche rigidità, dove alla fine vince però il grido inevitabile dell’amore».
La Giuria, composta da Milena Paulon, Luigi Romolo Carrino e Gabriele Farina, assegna il premio per il miglior documentario a: Violette Leduc: la chasse à l’amour (Violette Leduc, in Pursuit of Love) di Esther Hoffenberg (Francia, 2013).
La Giuria assegna inoltre una menzione speciale a: Das Phallometer (The Phallometer) di Tor Iben (Germania, 2013).
Premio del pubblico: Ett Sista Farväl (A Last Farewell) di Casper Andreas (Svezia, 2013).
Con la seguente motivazione: «La Giuria si è innamorata di un film dallo stile fresco e personale, che evita le trappole della banalità rendendo verosimile il surreale».
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