di E.T. twitter@iiiiiTiiiii
Regole sociali? E perché? Quanta sofferenza costa “starci dentro”? E “starsene fuori”?
A Todi (PD) sabato 5 settembre 2026 Collage Project Studio inaugura la quarta tappa della rassegna S.E.C.O.N.D.A
Sabato 5 settembre 2026 Collage Project Studio inaugura la quarta tappa della rassegna S.E.C.O.N.D.A (Sequel Esponenziale Con Ordine... →
Sembra questo l’interrogativo che si pone lo spettacolo “Amunì” che abbiamo avuto la fortuna di vedere domenica sera al Roma Fringe Festival. Un lavoro che ci è piaciuto molto per la sua delicatezza, per i suoi momenti giocosi, per la poesia, per la bella drammaturgia, per la regia (di Vincenzo Picone) che sembra non intervenire, ma in realtà controlla lo spettacolo con mano decisa, e per la bravura di attrice ed attore.
E’ ben raccontata la lotta che i due personaggi, silenziosamente e continuamente, oscillano tra il dover uscire fuori e il voler restare lì, lì dove sono, dove forse vogliono restare. O forse no. Ma sappiamo mai dove vogliamo restare? Non ingaggiamo ogni giorno una lotta furibonda tra lo stare dove siamo e il voler essere dove pensiamo dovremmo essere?
Brava Giuliana Di Stefano (nella foto), bravissimo Alessandro Aiello con il suo feroce accento siciliano, la sua determinazione a non cedere a quell’altra vita che non vuole, a quell’altro luogo che non sogna dove sua moglie vorrebbe trascinarlo. Magnifici i passaggi dal sogno del reale all’illusione dello sconosciuto. Eccellente l’uso del corpo da parte di due protagonisti in scena.
Dal blog di Fabio Galli, un’interessante riflessione su “Querelle”
di Fabio Galli Se pensiamo a Querelle, e soprattutto al romanzo di Genet da cui Fassbinder prende il materiale... →
C’è gioco gioioso e professionalitè nel cuore degli attori in scena, c’è una bella scleta delle luci e delle musiche. “Amunì” è un gioiellino che ricorderemo con piacere ed al quale auguriamo la fortuna che merita.
(7 luglio 2014)
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