Roma Fringe Festival, magnifico “Taddrarite” (pipistrelli)! #Vistipervoi

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Roma Fringe Festival - Taddraritedi E.T.     twitter@iiiiiTiiiii

Mi trascino (sono stanco) alle 23  al palco C  del Roma Fringe Festival ormai in chiusura, ma c’è ancora tanta gente in giro, nonostante quella del 10 luglio a Roma fosse una serata freddina e umidiccia, e mi fossi mangiato un gelato pre-spettacolo che forse mi aveva inibito un po’ i neuroni, ammesso che me ne siano rimasti.

Mi trascino, dicevamo, e mi preparo per vedere Taddrarite (pipistrelli) spettacolo – magnifico spettacolo! – di Accura Teatro scritto e diretto da Luana Rondinelli, e splendidamente interpretato dalla stessa autrice e regista insieme a Claudia Gusmano e Anna Clara Giampino.

Tre sorelle tre, di nero vestite, radunate attorno alla bara che contiene le spoglie del marito della più giovane di loro, affrante (affrante?) per la morte del cognato per il quale recitano ave marie. In un atmosfera surreale, recita il foglietto di presentazione, che è effettivamente una situazione realissima, le tre donne scoperchiano il vaso di Pandora e tirano furoi tutte le vessazioni subite, i maltrattamenti, gli abusi, le botte, insomma quello che i loro mariti erano e sono, i pettegolezzi della gente, le piccolezze umane di una società dove la donna è considerata ancora poco più che un oggetto.

Il morto (genialmente ammazzato da un cannolo siciliano che gli provoca un attacco di diabete fulminante, provate ad immaginare chi glielo ha regalato…) è quindi celebrato insieme a tutti gli altri morti: quei maschi machissimi e machisti che si sentono vivi grazie ad un’erezione con la quale consumano il proprio dovere di maschio e con qualche pugno in faccia alla moglie celebrano il proprio ruolo di maschio.

Le tre attrici sono straordinarie, il testo è intelligentissimo e ci fa schiantare dalle risate, è ben scritto, conferma come l’utilizzo dei dialetti – che sono la nostra grande risorsa culturale – quando siano intelligentemente inseriti in un contesto socio-politico e culturale e non tilizzati come un mero esercizio di stile fine (come ci è capitato di vedere in altri spettacoli assai più celebrati), sia un’arma teatrale di straordinaria efficacia.

Il ritmo dello spettacolo è serrato, Luana Rondinelli, Claudia Gusmano e Anna Clara Giampino non sbagliano un colpo e il pubblico tributa loro una mezza ovazione.

Al Roma Fringe Festival abbiamo visto quest’anno alcuni spettacoli scritti, diretti ed interpretati da donne che parlano di donne che non ne possono più del potere maschile e che utilizzando l’arma teatrale per dire che basta! Finito! Finish! ¡Se acabó! C’est finì!, ricordandoci come di quel potere maschile lì basato su fallocrazia e inconsistenti erezioni, insomma sul nulla, non se ne possa più.

Il grido politico che nasce da questi lavori è: “Ecco ciò che siamo e che abbiamo subito, ora le cose cambino”.

Non stupisce che molti di questi spettacoli che raccontano come la società maschile e maschilista funzioni, infastidiscano o urtino, più che far riflettere, orecchie maschili e (ahiloro) femminili, convinte che il racconto delle discriminazioni subite siano parte di un veterofemminismo che toglie dignità alla professionalità (dov’è?) e alla vita delle donne, e preferiscano lavori assai liberamente ispirati al panem et circenses.

Inutile dire che della mia stanchezza pre-spettacolo nemmeno mi ricordo quando esco da Villa Mercede. Sono intelletualmente stanco, ma i motivi sono altri ed avremo tempo per parlarne.

 

 

 

 

 

 

 

 

(11 luglio 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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