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Roma, Le Sorelle Marinetti sussurrano note perfette

Sorelle Marinettidi E.T. twitter@iiiiiTiiii

Eravamo al Gay Village di Roma il 24 luglio in occasione dell’esibizione delle Sorelle Marinetti, trio en travestì che con classe, raffinatezza, misura e rispetto rivisita il repertorio del Trio Lescano e recupera una serie di atmosfere musicali del Ventennio e della prime emissioni EIAR (l’odierna RAI), supportate da un trio di musicisti coi fiocchi e con l’ausilio – in questo caso – innecessario dei bravi Francesca Nerozzi e Gabrio Gentilini.

Arrivo trafelato (un giorno scriverò delle cose che succedono in metropolitana la sera), mentre il concerto sta iniziando. La padrona di casa, Vladimir Luxuria, mi fa l’onore di invitarmi a sedere sul divano con lei, ed è musica. Avevo visto le Sorelle Marinetti molti anni fa, agli inizi della loro carriera, ma non ne ricordavo la bravura folgorante, la perfezione degli accordi vocali, il loro “sussurrare note perfette”, come rimarco nel titolo.

Perché la tecnica della Sorelle Marinetti è straordinaria: cantano sottovoce, privilegiando – e non potrebbe essere altrimenti – l’impasto vocale all’individualità con un’attenzione ai particolari che è caratteristica dei grandissimi.

In questo contesto di atmosfere da organo, di perfezione estetica e musicale (grandissime la direzione musicale che sta dietro tutto questo) anche la bravura di Francesca Nerozzi e Gabrio Gentilini, con la loro più aggressiva impostazione di artisti da musical piuttosto che per alcune imperfezioni e “cali” quasi impercettibili, soprattutto nei “vibrati”, stona, non in senso musicale, ma estetico.

Lo diciamo senza nulla togliere alla loro bravura, ci siamo un po’ chiesti cosa ci stavano a fare.

Le Sorelle Marinetti hanno riportato in scena tutta un’epoca, quella dei Rabagliati e di Lina Termini, di Odoardo Spadaro e Oscar Carboni, delle ambiguità dei testi, del fremito di ciglia che provocava erezioni a metri di distanza, della falsa pruderie fascista, del talento tutto italiano del dire senza dire, e con il loro humor misurato, con i loro movimenti minimali, con la perfetta amalgama delle loro voci ci hanno fatto passare settanta minuti magnifici.

Con loro sul palco Christian Schmitz al pianoforte, Adalberto Ferrari al clarinetto e C-melody e Francesco Giorgi al violino.

Se non c’eravate cercate una delle loro prossime date. Una vicina a voi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 luglio 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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