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Gay Village, il 26 luglio Michela Andreozzi in “Maledetto Peter Pan”

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Michela Andreozzidi Gaiaitalia.com

Nato come un fumetto della geniale Florence Cestac, “Le Demon de Midi” è un fortunato spettacolo francese, un successo clamoroso di pubblico e critica, diventato poi una piece teatrale grazie all’attrice comica Michele Bernier e alla regista Marie Pascale Osterrieth. Anche nella versione italiana completamente adattata dall’Andreozzi e dal regista, Massimiliano Vado, il successo è stato travolgente.

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Maledetto Peter Pan, a metà tra una commedia, uno stand-up e un monologo, in cui la protagonista porta in scena tutti i personaggi, nasce dall’idea di raccontare, ridendo fino alle lacrime, un dramma che tutti conoscono: le corna. Ma non corna qualsiasi, piuttosto quelle generate dalla pericolosissima “Crisi di Mezza età”, conosciuta anche come “Sindrome di Peter Pan”, una temibile patologia che colpisce gli uomini giunti alle soglie dell’età matura che male accolgono il cambiamento, vissuto più come l’inizio della fine.

Come direbbe Piero Angela: “L’esemplare umano maschio, passata la quarantina, è solito abbandonare la sua compagna per rivolgersi verso nuovi pascoli, più verdi, al fine di rinvigorire la sua virilità”. A scapito delle mogli.

“Tu sei la Donna Della Mia Vita, lei è un’altra cosa… è una Fatina!” – dice Lui candido, andandosene via proprio con la suddetta, giovanissima Fatina.

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E chi resta sul divano a fare i conti con la vita, i bilanci, il figlio e soprattutto la Realtà, è Lei: la Moglie, la Donna, la Cornuta che, come prima ipotesi, trova soddisfacente solo quella del suicidio.

La voce (rotta, disperata, cattiva ma sempre esilarante) della protagonista, racconta tutte le fasi dell’Elaborazione del Lutto: la Depressione sul Divano, il Confronto con parenti ed amici (che naturalmente già sanno), la ricerca di un Ex Disponibile alla Consolazione, la feroce Autocritica che sfocia nella Flagellazione.

Mille le domande che la protagonista si pone. A tutti gli effetti, “Maledetto Peter Pan” è una istantanea della nostra società e sebbene sia ritratta dal punto di vista femminile, tuttavia non è mai contro il Maschio tout-court, anzi. Non ci sono vittime e carnefici, c’è la vita. E la vita non sa mai dove ci porta: è un viaggio che, comunque vada a finire – le ipotesi restano aperte! – ci regala sempre una nuova consapevolezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 luglio 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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