Ascoltare “Grace” ed impazzire fu tutt’uno. Una voce unica, un rock blues che non si sarebbe più potuto ascoltare, non con quella forza, quella forma, quell’unicità, quella disperazione. Nessuno avrebbe più cantato così.Jeff Buckley era già eterno quando lo ascoltai dal vivo in Emilia Romagna e ci andai a cena dopo il concerto. Non sono mai stata una grupie, ma se quella volta fosse successo non avrei detto di no.
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Lui fu un gentiluomo. Dopo un concerto straordinario in cui offrì una sigaretta ad un ragazzo in prima fila, un concerto in cui cantò “Halleluja” di Leonard Cohen con un trasporto ed una intensità che mi fece piangere.
Lui che era l’uomo più bello del mondo e che volevo sposare se ne andò pochi mesi dopo all’età di 33 anni, la stessa età che aveva suo padre Tim Buckley, altro genio della musica, quando morì. Dopo “Grace” che rimane il suo unico album, la madre fece uscire un magnifico doppio cd “My sweetheart the drunk”.
Jeff Buckey rimane indimenticabile. Ed inarrivabile.
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(26 agosto 2014)
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