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Mister Gay World, o del provincialismo di chi si crede eccentrico e invece è solo comune

Alessandro Paesano 01di Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

Non per scomodare Sandro Penna, che ricordava giustamente come pretendere di essere diversi quando si pensa in modo comune sia un male peggiore della stessa normalità, ma mi stupisce che diverse penne, spesso interessanti e spesso molto lontane dal pensiero del sottoscritto, abbiano sostenuto una campagna inutile e provinciale come quella di Nicola La Triglia candidato italiano al concorso Mister Gay World nonostante il suo corpo non perfetto.

Provinciale perché un concorso di bellezza o è un concorso di bellezza o non lo è, fare altrimenti sarebbe come candidare alle Olimpiadi un nuotatore che non sa nuotare.
Inutile perché se c’è una norma o un canone per metterne in discussione il portato ideologico non serve sovvertirne l’ordine perché il massimo che si ottiene è proporre un’eccezione che conferma la regola (e di questo qualche penna si è anche accorta e lo ha fatto notare).

Il concorso di Mister Gay World è un prodotto commerciale esportato dagli Stati Uniti quando all’incirca una trentina di anni fa la culla del capitalismo avanzato si è resa conto che quella gay era una nicchia di mercato.
Oggi chiunque organizzi un gay pride vende ai suoi possibili inserzionisti un pubblico di acquirenti. Non perché io valgo ma perché fare un pride costa e i soldi da qualche parte li si dovrà pur prendere.

Definire sovversiva o queer la candidatura di La Triglia è tremendamente naïf.

Se si vogliono mettere in discussione certi canoni di bellezza (gli stessi dai tempi delle statue di Fidia) non si può continuare a dare valore a una manifestazione frivola, autoreferente e schizofrenica come il concorso di bellezza gay.

Se i concorsi di bellezza femminili sono giustamente accusati di sessismo maschista non si capisce perché non si faccia lo stesso con un gruppo di ragazzi uniformemente palestrati.

Come possiamo dimostrare che l’orientamento sessuale non è semplicemente un gusto di letto ma riguarda anche i sentimenti quando squittiamo tutte dinanzi una volgare passerella di manzi ovvi e tutti uguali?

Quella parte di persone omosessuali che costituiscono e si identificano con il mondo gay, quello che la stampa mainstream pretende sia l’intero universo non etero o queer, continuano a scotomizzare il corpo maschile in categorie oppositorie per cui o sei ciccione o sei manzo o sei bear o sei chaser e quel che conta nell’essere gay è l’aspetto fisico prima delle qualità umane.

Non mi si fraintenda.
Io appartengo a quella categoria che sbava dinanzi un corpo ben giovane, non palestrato ma naturalmente muscoloso, e tollero la banalità dei mie gusti estetici in fatto di ragazzi con bonaria rassegnazione, ma se dobbiamo educarci ad un umanesimo del corpo maschile che non prescinda ma si emancipi dall’aspetto fisico non lo faremo certo con il corpo di Nicola La Triglia i cui due etti di pancia in più non contraddicono certo i canoni che si pretende metta in discussione.
L’unico scopo che si ottiene, mentre si confermano belluinamente i canoni di bellezza che si pretende di criticare, è far sentire tutte più buone in base a una deroga dal canone che non si discosta mai così tanto dall’originale per crearne uno nuovo.

Non è il ragazzo dal muscolo scolpito e snello a costituire il problema d’altronde, è il concorso costruito su un canone di bellezza commercializzato per essere dato in pasto tanto a chi va in palestra allenando il fisico ma non lo spirito tanto a chi si limita a sognare un corpo che non avrà mai.

Prima si creano i poveri e poi si costruiscono gli ospizi.
E ci si sente buone a far volontariato all’ospizio invece di rimuovere le cause di povertà.

Nicola La Triglia costituisce suo malgrado una stampella a un concorso ormai zoppicante (vuoto lo è sempre stato) perché mentre le persone non etero continuano a essere cittadine di serie b ci si illude di essere emancipate per un paio di pettorali, poco importa se sblusati, con una tiara in testa.

Chi vive fuori dal mondo gay e dentro il reale universo mondo ha capito già da un pezzo che quei modelli sono ideali e non danno garanzie sulla persona e che se si vuole vivere felici e contente si deve cercare altrove.

Si sa, noi maschietti queste cose non le capiremo mai.

Basterebbe chiedersi come mai le donne non organizzano concorsi di bellezza lesbici.

Con buona pace di Nicola e di chi lo sostiene credendo di essere diversi essendo loro comuni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(26 agosto 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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