CONTINUITA’ E NUOVO alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, dal 20 Settembre 2014 al 19 Gennaio 2015. A cura di Luca Massimo Barbero. Uno sguardo mirato ed ammirato su undici mesi( fra 1959 e 1960) a Milano anche post informale e realismo.
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Sei piccole stanze “stipate” di opere importantissime per un terremoto sotterraneo di artisti non interessati a scalzare i “maestri” dei movimenti appena citati, ma autori di un tessuto “underground”, una galleria omonima e di due numeri della rivista, qui Manzoni, Castellani, Bonalumi; due pagine e la copertina di Fontana, il retro di Capogrossi.
Poi Bay, D’Angelo, Capogrossi; l’importanza del riconoscimento di Fontana.
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Le opere esposte sono tutte di artisti allora giovanissimi, Tinguely, Klein.
Una sala per Castellani, in un allestimento suggestivo ed accuratissimo.
Oggetti e viaggi, e poi Azimuth verso il grande nord, la Svezia. Ognuno può “fare” un’opera d’arte e dunque “farla” ma anche fare di sé un’opera d’arte, agli albori di tendenze che diventeranno determinanti nei decenni seguenti. Ciò ch’è in mostra, è motivato per documentare, celebrare, la trasformazione degli oggetti, anche attraverso l’utilizzo di materiali come il caolino.
Una sala per il Gruppo Zero. Una sala per Mack, cui il Guggenheim di New York dedicherà la sua rotonda dal 10 Ottobre.
In conclusione: undici mesi fondativi e germinali da cui il concettuale.
(22 settembre 2014)
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