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“Mr. Ward a colazione”, la tragedia evitabile di un amore vero #Vistipervoi

Mr. Ward 02di Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

Una storia d’amore tra due uomini. Uno di 20 e uno di 40 anni.

Il racconto si apre a storia finita, quando il più giovane, dopo 10 anni di vita insieme, abbandona l’altro, lasciandolo a una disperata e inconsolabile solitudine.
Questo prologo è raccontato da una voce registrata mentre in video appare un uomo che è doppiato dalla presenza in scena, stessa mise, stessa postura, del personaggio in carne ed ossa, che ripete i movimenti del suo alter ego in video, in un contraltare tra palco e schermo che sarà uno dei leit-motiv dell’allestimento.

Nella scena, bianchissima, il cinquantenne si rivolge al pubblico e interagisce con il suo ex, rievocando momenti della loro vita, ora che sono di nuovo insieme.

Castagnari, in questa sua ultima personalissima fatica teatrale, mette in scena il racconto di un abbandono, la sofferenza della solitudine, esplorandola e rivivendola attraverso una una serie di considerazioni morali: la forte differenza d’età che porterebbe con sé inevitabili problemi; l’invecchiamento che condanna alla solitudine gli uomini ormai non più belli, mentre il fatto che una storia non può durare per sempre, costituisce un a priori indiscutibile.

Date un po’ troppo per scontate, queste considerazioni morali non vengono messe in discussione, né dal punto di vista dei personaggi né da quello dell’autore, presentando come tacitamente condivisi, punti di vista soggettivi e discutibili.

A metterle in discussione il testo avrebbe colto l’occasione per analizzare le motivazioni che spingono certi uomini a cercare ragazzi più giovani, nonostante si dichiarino poi consapevoli dei presunti problemi derivanti dallo scarto generazionale, oppure avrebbe indagato il perché l’invecchiamento venga considerato come perdita di bellezza e conseguente condanna alla solitudine, equazione assai questionabile visto che nella sociologia dell’amore tra uomini (e non solo) ci sono molti giovani ragazzi che amano e cercano persone più mature.

Non affermiamo nulla di nuovo d’altronde, lo raccontava già Françoise Sagan in Le piace Brahms ? del 1959.

Quel che è cambiato semmai è la percezione di legittimità di queste relazioni allora vissute come immature adesso invece percepite come altrettanto dignitose.

Castagnari invece preferisce seguire De Musset (prima metà del 1800) che viene citato in scena, e il suo protagonista si va a infrangere sugli scogli della possessività, dell’amore che diventa fissazione e odio, traghettando l’amore monogamo ed eteronormato in una storia tra uomini.Mr.Ward a Colazione 00 - Locandina

Il racconto è però talmente intimo e toccante e straordinariamente sincero che ogni limite della sua struttura narrativa e del suo orizzonte etico sono oscurati dall’incandescenza di una storia d’amore dinanzi la quale non si rimane indifferenti.

Scandito da una partitura sonora che si fa colta anche quando cita Lady Gaga, Mr.Ward a colazione segue l’andamento interiore di chi rivive il dolore di un abbandono piuttosto che quello lucido e lineare del resoconto, risultando a tratti pletorico e ripetitivo proprio nella misura in cui lo siamo noi nel continuo rimuginio su una storia d’amore della quale non abbiamo ancora accettato la fine.

Più emanazione immaginifica che racconto, caratteristica stilistica che trova una piena giustificazione nella sua conclusione, Mr. Ward a colazione è uno spettacolo insolito per il panorama italiano, un testo che riesce a parlare di amore tra uomini senza farne una petizione di principio mostrando come l’amore che non osa dire il suo nome ha la stessa forza e la stessa dirompenza di tutti gli altri amori, in un racconto che non pretende pari dignità ma (di)mostra di averla già, nel suo stesso essere e divenire.

Nella messinscena si impongono gli inserti video e fotografici, vero e proprio terzo personaggio, come li ha ben definiti la sua autrice e regista Rita Rocca, con la quale Castagnari ha in attivo un cortometraggio.
Immagini, fisse e in movimento, che, lungi dall’avere una funzione esornativa, glossano, ri-raccontano, ora in maniera ironica ora in maniera poetica e quasi crepuscolare, quanto accade sulla scena, con una incisiva autonomia narrativa permettendosi anche delle anticipazioni su quanto andrà ad accadere sul palco perché in realtà è già tutto accaduto essendo il racconto reso a fatti avvenuti.

L’impianto visivo rintuzza dallo schermo al palco e viceversa, sdoppiando il punto di vista e mostrando la stessa posa dei due protagonisti da punti di vista diversi, in video e in scena, quando sono insieme a letto a fare l’amore, quando ricordano e rivivono attimi della loro vita insieme.

Ne scaturisce uno sguardo erotico e non erotizzante sul corpo maschile, quello del modello Tony Ward, cui allude il titolo della pièce, fatto a pezzi dal montaggio e smontaggio delle sue fotografie videoproiettate e, prima ancora, il corpo dei due attori in scena, quello di Castagnari che interpreta il cinquantenne, ora che non è più vecchio e panzone, e quello di Igor Petrotto.

Entrambi si offrono allo sguardo del pubblico (e della videocamera che nel riprenderli ne amplifica i dettagli) in una nudità che non è mai occasione per svestire il bel ragazzo e il bell’uomo, ma celebrazione fiera e seria dell’omoerotismo.

Una nudità omoerotica non fallocentrica visto che manca la nudità integrale anche se qualche contorsione di Petrotto per non esporre quei …centimetri proibiti di pelle appare un po’ troppo forzata e pavida, ma magari, chissà, è solo la frustrazione di chi scrive che voleva vedere di più

Castagnari, che abbiamo visto in ruoli più leggieri, si dimostra un interprete duttile e poliedrico capace di passare dall’allusione ironica (le nuove amicizie del suo ex, i commenti sardonici sui ruoli e i cliché dell’omosessualità maschile) al dolore più disperato, vissuto e taciuto, che sa restituire anche con la sola postura del corpo.

Igor Petrotto regala al suo personaggio una commovente credibilità umana che scaturisce dall’onestà e dall’umiltà con cui interpreta il ventenne-trentenne, senza alcun autocompiacimento, vestendosi della propria nudità come di un abito di scena dando ai baci che il suo personaggio dà al suo partner cinquantenne e alla commozione con la quale legge una lettera il cui mandante è il gatto del suo ex, una verità che è rara trovare nel teatro non solo nostrano.

Merito anche di Castagnari che firma una regia magnifica e riuscitissima.

E se qualcuno si rammarica per la mancanza di un lieto fine non ci sentiamo di dargli torto ma non è motivo sufficiente per privarsi della visione di uno spettacolo che ti rimane dentro e ti devasta, un po’ come ci devastano certe storie d’amore la cui fine ci segna la vita per sempre, magari, ci si augura, in maniera un po’ meno definitiva che nella pièce di Castagnari.

In scena al tetro Belli fino al 19 ottobre. Da vedere oggi stesso.

 

 

 

Mr. Ward a colazione
Come la volpe presa nella tagliola
di Riccardo Castagnari
 
con Riccardo Castagnari e Igor Petrotto
 
Assistente alla regia Adriana Alben,
Coreografia di Eduardo Moyano,
Disegno luci di Marco Zara
Regia video Rita Rocca.
 
dal 7 al 19 ottobre al Teatro Belli di Roma
www.teatrobelli.it
mar.- sab. ore 21.00, dom. ore 17,30, lunedì riposo
biglietti: intero €. 18,00 ridotto €. 13,00;
infoline: 06 5894875
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10 ottobre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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