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Il Metropolitan Museum of Art di New York presenta El Greco

El Greco 00di G.T.

Fino al 1 febbraio prossimo, il Metropolitan Museum of Art (Met), ospita, in occasione dei 400 anni dalla morte, la mostra di El Greco.

Dominikos Theotokopulos, questo il vero nome dell’artista greco vissuto in Italia e Spagna, è stato pittore, scultore e architetto nel Rinascimento spagnolo, vissuto spesso i contraddizione con i suoi coetanei a causa dello stile drammatico ed espressionistico con cui dipinge le sue opere.

Uno dei suoi principi fondamentali è l’immaginazione, l’intuizione sulla rappresentazione soggettiva della creazione.

Pensava che il colore fosse l’elemento più importante dell’opera ma anche il più difficile da rappresentare. Era il colore (assieme alla luce), il vero protagonista, tanto che era solito usare “colori puri”.

Altra caratteristica che rende riconoscibile la pittura di El Greco è la luce, una luce innaturale le cui sorgenti sono spesso invisibili, una luce che vive di riflessi propri, che sembra nascere dalla figura.

Ogni figura è dotata di luce propria.

Alcuni studiosi, a tal proposito, sostengono che la sua illuminazione nasca da un profondo misticismo e che le sue attitudini siano profondamente spirituali.

Una delle novità fu l’integrazione tra immagine e spazio che unifica la superficie del dipinto e che ritroveremo in Picasso e Cezanne, per questo viene definito il precursore del cubismo.

I critici lo definiscono un “manierista”, ovvero un artista che dipinge alla maniera di.., altri ritengono che si sia sforzato per creare una forma d’arte raffinata, altri ancora sostengono che il suo arrivo in Spagna lo abbia reso capace di inventare uno stile personale tale da sconfessare gli ambiziosi canoni artistici della pittura.

Certo è che nella maturità la sua pittura si fa più drammatica, nelle sue opere si respira un profondo turbamento spirituale.

Le sue figure , spesso centrali all’interno dell’opera, sono allungate, snelle, le composizioni verticalmente allungate.

Questo processo gli impone di trascurare le leggi naturali e ad allungare sempre di più la figura trascurandone l’anatomia umana che si fa sempre più trasfigurata.

Diede il meglio nella ritrattistica, dove era in grado, grazie alla grande capacità di osservazione e alla grande sensibilità, di mettere sulla tela le sembianze di chi posava e di riuscire a carpirne anche il carattere e l’anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 novembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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