Emilio Campanella, su Luca Ronconi

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Luca Ronconidi Emilio Campanella

Già due settimane sono trascorse dacché Luca Ronconi si è aggiunto ai numerosi lutti che hanno colpito recentemente il mondo dello spettacolo. D’accordo con la redazione di Gaiaitalia.com, abbiamo atteso nel pubblicare queste righe su Luca Ronconi per non mischiarci alla centinaia di pagine, coccodrilli e battute di cattivissimo gusto sui social, e ricordarlo degnamente. Come il suo lavoro, gusti personali a parte, meritava.

Certe personalità le vorremmo immortali, tanto ci hanno accompagnato per lunghi anni segnando la nostra vita di spettatori, di appassionati di teatro, di ammiratori, di recensori, è proprio il caso di dirlo, di certo rigore professionale, di una ricerca continua, della scommessa sempre aperta con testi molto spesso non nati per la scena, od altre, di opere fluviali, quasi mai rappresentate per le difficoltà che comportano.

La mia storia “con” Ronconi s’iniziò con una assenza: ORLANDO FURIOSO fu al Palasport di Genova per una serie di rappresentazioni, solo che avevo la febbre per una delle mie rare influenze di gioventù… Avessi potuto decidere di me stesso, sarei sicuramente andato anche febbricitante, ma ero ancora piccolo e mio padre si oppose, una lacuna che ancora mi pesa, e che non riuscì a colmare, dentro di me, neppue lo straordinario lavoro cinematografico/televisivo sullo stesso testo. Dovettero passare alcuni anni, mentre seguivo le avventure del regista leggendo riviste come IL DRAMMA, e nel 1977 al Teatro Duse, sempre a Genova, per L’ANITRA SELVATICA di Ibsen, messo in scena come una sequenza di tre fotogrammi successivi. L’anno successivo le meraviglie scenotecniche de AL PAPPAGALLO VERDE di Schnitzler abbinato a CONTESSINA MITZI, questo su una ripida scala coperta di foglie autunnali.

Alla Fenice, una edizione memorabile di COSI’FAN TUTTE di Mozart (1983), in cui la scena era molto spesso costituita dalle tende stesse del teatro, ma anche con meraviglie come il congedo ambientato all’Arsenale, con navi alla fonda, e quella del giardino, simboleggiato da un grande albero dipinto, quasi come in un un libro fustellato viennese, per bambini. Nel 1984 FEDRA di Racine, con una stupenda Anna Maria Guarnieri, ambientato in un osservatorio; prodotto dallo Stabile di Torino e visto al Nazionale di Milano. L’ anno dopo, al Teatro Goldoni di Venezia, la grande emozione della COMMEDIA DELLA SEDUZIONE, ancora di Schnitzler, nel 1985; un allestimento tutto costruito su praticabili e piccoli pontili. AIDA alla Scala, vista in diretta TV quando ancora esistevano le dirette RAI di S.Ambrogio, ed abbiamo dovuto aspettare molti anni per poterle seguire al cinema, almeno! Era un allestimento memorabile e discusso, guarda caso, ma che ora tutti ricordano!

LA SERVA AMOROSA nel 1986, testo goldoniano “minore” rivalutato ed ambientato in una stanza di passaggio ingombra di mobili, come prima o dopo un trasloco, con una , ancora una volta, indimenticabile Anna Maria Guarnieri, fra gli altri. STRANO INTERLUDIO di O’Neill nel 1990, prodotto dallo Stabile di Torino e visto al Lirico di Milano, ambientato come su un treno e con attori “in maschera”. Nel 1993 il caso del “doppio Makropulos” Messo in scena al Carignano come pièce di Capec, con Mariangela Melato come protagonista, ed al Regio di Torino, l’opera di Janacek, con Raina Kawaiwanska. Io vidi l’amatissima Melato al Teatro della Corte di Genova.

Stavo per dimenticare l’interessantissima MEDEA di Euripide, nel 1996, ambientata in un cinema, ed interpretata, nel ruolo del titolo, da Franco Branciaroli. Memorabile!

Nel 1997, IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA di O’Neill, Melato, Pozzi,Popolizio, accuratissimo allestimento quasi cinematografico novecentesco, fra fammes fatales, dark ladies , seduzioni e veleni ereditari…IL CANDELAIO di Giordano Bruno nel 2001,I DUE GEMELLI VENEZIANI di Goldoni nel 2002, visto al Verdi di Padova, e prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, con un doppio Popolizio anche tenerissimo. Così diverso e così interessante, raffrontando l’indimenticabile ricordo di quello squarziniano dello Stabile di Genova: Alberto Lionello nel lontano  1963; PROMETEO INCATENATO di Eschilo nel 2002.

Aggiungo l’allestimento della mostra su Anton Van Dyck, Riflessi italiani a Palazzo Reale a Milano nel 2004 e  quello scenotecnicamente ed illuminotecnicamente perfetto della mostra su SEBASTIANO DAL PIOMBO a Roma, a Palazzo Venezia del 2008. Nel 2012 LOU SALOME di Vittorio Sinopoli con lo IUAV di Venezia, al Teatro La Fenice.

Tutti i lavori più recenti sono negli occhi e nella memoria di ognuno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10 marzo 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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