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L’orrore della televisione carlocontiana terrorizza anche il non utente

Carlo Conti 03 si puo faredi Ghita Gradita

Ho deciso di farmi del male e per una settimana di seguito mi sono imposta di seguire l’orrendo programma di Carlo Conti “L’eredità” e per un lunedì – uno solo perché recensire sì, farsi del male no – anche quella cosa chiamata “Si può fare”.

Ora fermo restando che Carlo Conti non sa fare nulla. Non è padrone dell’Italiano, come non lo è dell’Inglese. Non è simpatico, dopo Sanremo 2015 è di una tronfiaggine insopportabile. E’ omofobo, come testimoniano le sue orrende battute festivaliere, ma non gliene si può certo fare una colpa, è autore di programmi atti a rincitrullire ulteriormente i già rincitrulliti spettatori. E gli piace.

Il suo programma per incolti delle 18.50 o giù di lì, con domande che chiarificano la cultura dei 20enni che partecipano dando molte risposta sull’Italia di ieri, di oggi e ahimè di domani, è un inno alla voglia di smettere di pagare il canone Rai perché se coi miei soldi devo contribuire a pagare Carlo Conti è molto meglio che io li destini al molto più nobile pattume.

Non va meglio con l’altro, dove a farla da padroni sono personaggi giovanissimi come Pippo Baudo ed Amanda Lear, testimoni che Rai 1 è l’ammiraglia del geriatrico e che lo stitico vaneggiamento pseudo-satirico del Caro Conti nazionale altro non è che isterico giovanilismo.

Una televisione per dementi senili (e non) che non va che avvalorare la tesi del rincitrullimento dei vertici che per invidia e cattiveria gratuita rincitrulliscono i giovani (che giustamente migrano sul web).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(4 maggio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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