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Festival della Poesia di Genova, intervista esclusiva al direttore Claudio Pozzani

Claudio Pozzani, direttore del Festival Poesia di Genova (foto: Mentelocale.it)

Claudio Pozzani, direttore del Festival Poesia di Genova (foto: Mentelocale.it)

di Giorgia Trinelli

La manifestazione “Venti di Poesia – Parole Spalancate 2015″ compie vent’anni ed è uno dei fari che guida la Cultura (non solo poetica) di questo paese, nonostante i tagli, i problemi, l’oscurantismo, l’ignoranza di un popolo troppo impegnato ad incolpare gli altri per pensare al proprio miglioramento personale e che la Cultura non sia solo un elemento snobistico da esibire ad una cena tra indifferenti, ma uno strumento per il cambiamento di un destino.

Sperando, e inserendo in questo articolo la determinazione ad una collaborazione con il “Venti di poesia” per il 2016, ma del doman non v’è certezza ahinoi, vi offriamo questa bella intervista al direttore della manifestazione, il poeta Claudio Pozzani.

“Venti di Poesia – Parole Spalancate 2015″ si terrà a Genova dal 10 al 21 giugno, voi che avete la fortuna di averlo sotto casa cercate di non perdervelo.

Genova Venti di Poesia  00 - Tony Harrison V ALDENVent’anni di Festival della Poesia, un magnifico risultato, gestito in un ventennio assai complicato per tutto ciò che è cultura…

Eh sì, durare 20 anni facendo cultura in Italia (e per di più poesia) è un record, che poggia le sue basi sull’offerta sempre diversa e sempre di alta qualità e poi sull’indipendenza. Questo è un Festival nato nel 1995 quando quasi nessuno parlava di poesia e c’era un vuoto dopo la fine di Milano Poesia e dei raduni di Castelporziano. C’è anche da dire che siamo stati uno dei primi festival letterari in Italia, poi è scoppiata la moda… La poesia non muore mai perché è come un oceano: sempre uguale ma in continuo movimento.

Genova, città che amiamo, continua ad essere uno dei poli culturali più effervescenti d’Italia (non che ci voglia molto direte voi), difficoltà?

Moltissime. La crisi qui ha picchiato molto duro, gli sponsor privati si sono praticamente estinti o eclissati. Tuttavia Genova è sempre stata all’avanguardia nella musica, nell’arte contemporanea, nella poesia e anche ora ci sono eccellenze che magari sono poco conosciute in patria ma molto apprezzate all’estero.

Possiamo chiedervi un po’ di numeri rispetto alle scorse edizioni: pubblico, eventuale sbigliettamento, numero di ospiti?

Tutti gli oltre 100 eventi di cui si compone il Festival ogni anno (letture, concerti, performance, mostre, proiezioni, visite guidate, conferenze) sono a ingresso gratuito. le presenze si possono quantificare sui 15.000 spettatori, in buona parte proveniente da altre regioni.

Quali sono le maggiori difficoltà che continuate ad incontrare; più di tipo organizzativo o economico?

Quasi esclusivamente economico. Un festival come il nostro, cioè di questa portata e livello qualitativo degli ospiti, all’estero ha un budget che varia dai 500.000 euro al milione. Noi dobbiamo farlo con 100.000 euro. Essendo il Festival più importante in Italia e considerato uno tra i più prestigiosi a livello internazionale, è un po’ come se da 20 anni vincessimo lo scudetto e qualche Champions con un budget da serie C. Purtroppo viviamo in un Paese che pur essendo famoso nel mondo per l’arte e la cultura, è quello che spende meno in Europa in questi due comparti. La maggior parte delle persone reputa arte, cultura, poesia come cose “inutili” perché non servono e da qui deriva la crisi economica peggiore che in altri Paesi: le crisi economiche sono sempre figlie di abbruttimenti etici, educativi e culturali. Un Paese che si esprime in media con 500 vocaboli, è al penultimo posto come lettori, ha il 40% di case con meno di 20 libri, è in testa per abbandoni scolastici è un Paese che ha perduto la Magia e la Bellezza. Ma noi non ci vogliamo arrendere a questa deriva fatta di ignoranza, indifferenza e superficialità.

Come scegliete gli artisti presenti alla manifestazione?

Ho la fortuna di essere invitato come poeta in numerosi Festival nel mondo e quindi ho costantemente il polso della situazione poetica e trovo sempre autori interessanti da invitare. poi alcuni sono consigliati da poeti già nostri ospiti o da qualche nostro collaboratore. Abbiamo creato un network mondiale di autori, case editrici, riviste, associazioni da cui provengono continui input e suggerimenti.

Tema dell’edizione 2015 la “Bellezza”: una scelta provocatoria per un paese che ha scelto il buio del digitale tv. O no?

Ne parlavo prima. Abbiamo fatto un ciclo di 18 appuntamenti sulla Bellezza in molti dei suoi aspetti proprio per dare un segnale: è ora di svegliarci da questo incantesimo e da questo continuo lavaggio del cervello fatto di percentuali e spread che ha portato la maggioranza a individuare il successo e la propria realizzazione attraverso il mero possesso. Se non hai valori che elevino il tuo essere, ma solo beni che nutrono il tuo avere, quando finiscono le possibilità di acquisto, sei un nulla deambulante, senza sogni, senza valori, vuoto. Coltivare la Bellezza non soltanto nelle opere d’arte e nei paesaggi, ma anche nei nostri gesti quotidiani è l’inizio di quella che chiamiamo “ricostruzione poetica dell’universo”.

Esiste un rapporto di collaborazione con le Istituzioni?

Sì, il Comune di Genova ci supporta da sempre, così come la Regione Liguria. C’è anche da dire che il Ministero non considera la poesia “spettacolo dal vivo” per cui viviamo il paradosso che un poeta che declama le sue poesie da noi non è spettacolo dal vivo, ma se un attore recita quelle stesse poesie in un festival teatrale si. Pazzesco. Con questo assurdo meccanismo di razzismo artistico, molte fondazioni bancarie e altre istituzioni si adeguano al ministero e ci privano di aiuti. Sarà questa una lotta che condurrò fino in fondo.

In un paese prono al potere la parola poetica, spesso irriverente e critica, vuole essere censurata?

Mi sembra sia censurata ogni voce fuori dal coro, sia essa poetica o di altre arti. La libertà d’espressione degli anni ’70 e ’80 ce la scordiamo: è un mondo più chiuso, più ottuso e astioso. Chi dovrebbe cambiarlo e girarlo come un calzino, ossia i ventenni o trentenni, sono per la maggior parte anestetizzati. Molti poeti e intellettuali ci pensano da soli a censurarsi pur di conservare una parvenza di potere culturale su qualche quotidiano o trasmissione.

Questa censura come si manifesta?

Nel non dire le cose, nell’isolare le voci “altre”, nel tagliare fondi alle manifestazioni non organiche al potere o alle mode.

In chiusura, ci regalate alcuni dei momenti indimenticabili dei vostri vent’anni?

Ce ne sono tanti. D’altronde è per vivere momenti belli e indimenticabili che ho dedicato la mia vita a questo. Ricordo Sidran, il nostro primo ospite, che si definiva scampato ai 5 milioni di proiettili della guerra nella sua patria, la Bosnia, oppure la coinvolgente simpatia di Alvaro Mutis e il suo stupore nello scoprire i caruggi genovesi dove avrebbe ambientato una storia di Maqroll se solo ne avesse avuto il tempo; la voglia di bello e soprattutto di buono del poeta e grande gourmet Montalban alla ricerca di specialità da gustare; la compostezza austera di Soyinka che poteva esplodere in una risata epica; il carisma silenzioso di Darwish; le corse per le scale del Ducale in compagnia di Jodorowsky, Ferlinghetti e Bertoli per gettare i volantini su Piazza De Ferrari con il manifesto della Rivoluzione Poetica; l’eleganza di Ray Manzarek mentre per l’ennesima volta e con estrema gentilezza raccontava del suo incontro con Jim Morrison sulla spiaggia di Venice; l’ombrosa ruvidezza di Lou Reed; la luciferina vena di Arrabal; l’ironia pungente di Gelman; la contentezza di Milosz per la torta a forma di libro per il suo 88° compleanno, al quale dedicò una poesia; l’istrionismo di Evtushenko che scendeva tra il pubblico, si sdraiava sul palco con le sue camicie dalle improbabili fantasie di colori; il cubano Juan Gutierrez che fa uno strp-tease poetico (e non solo) in Piazza De Ferrari; Ferrer che trasforma con le sue poesie il Ducale in una milonga tanghera; Houellebecq che resta in hotel per terminare il suo nuovo romanzo; Welsh che recita Trainspotting, Strand che riesce a distillare poesie e ironia da qualsiasi cosa…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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