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#weekendletterari di #gaiaitaliacom: Pasquale Faraco, Il Gelato

Weekend Letterari Newdi Pasquale Faraco

 

e prendilo il gelato, papà ti deve spingere, ti deve prima pregare e poi
incoraggiare e pigliatill’ ’o gelat’, ma i soldi si spendono e non fa niente oggi
stai con papà qua al coppola village, non con mamma, il villaggio coppola sopra alla
domiziana quello che hanno requisito prima e poi l’hanno dissigillato e po’ so’
turnat’ a metter’ ‘e siggill’ e poi l’hanno dissigillato n’ata vota, quello che per
costruirlo hanno distrutto i pini dal vento del mar mediterraneo accarezzati, mentre
giungevano greci su navi con occhi sullo scafo quando gli uomini erano ad un passo
dal diventare déi e mo’ so’ sul’ dei strunzi e che cacchio sempre questa storia,
sempre la stessa storia che a Gino, per mamma, e a Giggino, per papà, s’è ’mparat’ a
scola e che’o fa’ sugnà… ancora e comunque stai sempre al coppola village e questa
giornata te la ricorderai per sempre anche dopo che sarai morto mentre la tua unità
di memoria vagherà per l’aere tenebroso delle stelle e i ricordi tuoi in libera
uscita attraverseranno in lungo e in largo la terra onde radioenti qua e là captate
da antenne altre menti con altre voci mixanti.
E così da qui non si muove, e sì sto bene qua, non si può mai sapere che fuori di
qua che succede qualcosa ma io non lo dico non lo dico perché Giggino non è
vigliacco, vero Giggillo?
E no chill’ è figlie ’e ’ntrocchie come suo padre è figlio ’e ’ntrocchie, lui sì che
è figlio di ’e ’ntrocchia, il padre, anche se poi i figli di ’ntrocchia a
Ginoggiggino gli stanno sulla varra, nel senso che li schifa pure e li schifa pure,
perché sono prepotenti.
ah nu poco ’e vient’ e che cavur’! non si vedono navi al largo ma solo un pontile di
cemento che senza scuorn’ taglia il dio mare. Ma almeno ’o vient’ a lui non lo
possono tagliare.
comunque i figlie ’e ’ntrocchie sono prepotenti e sfottono a quelli come Gino.
Pure papà mio m’avess’ sfuttut’.
Pecchè Ciccillo è chiattone, Ciccillo magna assaje anche se suo padre è magro, vero
Ciccì? sì papà è sicc’, era sicco e a me sicc’ nun m’a fatt’ addiventà.
e non parlare in dialetto!!!
sì era magro e gli racconta sempre che era magro papà era magro e teneva i capelli
rossi papà io avrei voluto tenere tanto i capelli rossi, poi mi verrà la barba rossa
io me la immagino la barba rossa e mi chiameranno barbarossa e sarà così sarà che
Ciccillo sarà un figlio di ’ntrocchie a metà, perché si sa, quelli che tengono i
capelli rossi devono essere figlie ’e ’ntrocchie.
e come si fa ad essere figlio di ’ntrocchia? che si fa? come si addiventa? ci sta un
manuale? come devo fare? devo iniziare a sfottere quelli chiatti brutti? ogni
difetto? oh maronna, quella la statua si incrina lo sai questo che ogni parola
incide profondi arabeschi nella carne.
e dove l’hai sentita?
l’ho sentita per radio, una volta, si parlava di chet baker lo conosci?
Ma certo il grande trombettista jazz, tossico, bellissimo tutte innamorate di lui,
come papà e allora Giggì – perché è Giggino per gli amici del paese – te lo vuoi
prendere il gelato? grazie signora, è bona la signora, quello papà le avrà già fatto
la radiografia alla pucchiacca io lo so.
e non si dice che è una parolaccia.
e non si dice.
simpatica la signora.
ah per fortuna si è limitato.
che belli l’onde ma quello fosse bello che venisse proprio uno tsunami e si portasse
via a tutti quanti, a tutta sta munnezza che sta sopra a questa spiaggia perché la
vera monnezza siamo noi umani, tutta ’sta carne, quello fosse bello che dalla
Dioscarica qua dietro sorgessero dei mostri, che per noi so’ mostri ma per loro
sarebbero bellissimi e invece i veri mostri fussem’ nuje.
ma tu fuss’ scem’?!
ma che cazzo dicono questi qua dietro, seduti ai tavoli che prendono il gelato e
sberciano mentre il mondo è in fiamme co la borsa a grecia e tutto il resto, mò
foss’ bell’ che accumparess’ Ulisse e mettess’ tutt’ appost’, non è possibile, come
cazzo ci sono capitato? qua è l’ultima volta che ci vengo ora potevo stare a
Barcellona e lo so lo è inutile che me lo ripeta sempre
che mi ripeta sempre vieni onda vieni e tutto sommergi il monda ora su onda vieni e
accumuoglia st’orgia ’e perzone ‘e passione e munezza vieni vieni tutta sta
schifezza che abbiamo fatto a questa spiaggia pensa ora Ginogiggino Gingillo di
mamma e papà che sta ancora pur’ mò che è ’ruoss’ dentro a questo luogo che è cranio
oltre che spiaggia è cranio questo luogo è uovo questo luogo dove tutti tutti stanno
infizzati dentro quest’unio corpo questo corpo come il corpo di quelli che passano e
si guardano questi corpi questi costumi da bagno questi oli abbronzati e ’sti
zuoccol’ ’o per’ e i talloni screpolati sempre le stesse immagini e i tuoi seni
gonfi di latte e fiele questi seni gonfi da tirare fuori dal costume intero intero
questo costume ti fa più bella più provocante questo tuo corpo è morbido questi tuoi
seni gonfi otri sono queste otri da cui abbeverarsi da dietro prendere i tuoi seni
mentre ti trucchi anche per andare in spiaggia e stare con te per sempre in  questa
penombra in questa cabina mentre ti spogli tornare sempre indietro sempre dentro
come un nastro che si avvolge e si interna e
si intussuscepte e che parola difficile arò l’ha ‘mparata, zitt’ ‘nu
mument’, famm’
sentì, che si avvolge che si avvolge e si interna per sempre che angoscia che mo’
prova Ginogiggino che angoscia che sotto ’o sole e sulla sedia a sdraio sogna sogna
’stu loop infinito ’stu loop e ripassa in rassegna tutt’ ’a vita e tutta ’a vita
ripassa in rassegna a Gigginoginogino e ’stu loop infinito ’stu loop che lo porta
giù ’stu loop se lo chiama lo assorbe se lo zuga se lo zuga del tutto questo loop
dell’immagine nella cabina me l’avess’ avuta fa’ a Caterina puttana eva e maronna
bucchina ind’ a’ cabina porco cazzo io devo fare come alfio l’amico mio ricchione
aggia fa’ comm’a iss’ che lui problemi nun se fa lui va là e si fa e si fa fare dal
primo che incontra certe volte penso che fosse bello pigliarlo dietro sentire la
varra che trasa oh maronn a che penso e che fa ci ho la natura femminile.
di chi sarà mai quest’altro pensiero, quest’altra onda radiomentale che ha travolto
la cappa di Giggino che potere ’e mmerd’ che ten’ si deve tenere anche i pensieri
degli altri mò, chi sarà stato fammi vedere ma senza guardare che poi quelli se ne
accorgono e iniziano a dire che tu li fissi.
Terrà pure il potere di intercettare le onde del mar delle menti, ma qua la cosa è
seria, tiene semp’ ’sti zizz’ ’a femmen’ e ci vuole l’operazione e no, basta un po’
di esercizio, qua non si può sbagliare, fosse bello che mò mi spogliassi del tutto
davvero e non vedessi a tutto ’stu grass’, queste zizze che paiono da femmina,
fianchi ginoidi li chiamano e invece guarda a papà com’è magro papà beato a lui,
bell’a papà, se solo se solo mentre lecca il gelato non continuasse a guardare la
gelataia quello a papà gli piacciono le donne e lo dice pure e lo dice pure senza
ritegno davanti a mamma mamma eccolo io lo sento lo sa lo sente papà tradisce mamma
con questa qua qua qua stare sotto al sole per sempre quest’odore di asfalto senza
requie quest’odore di carogna abbruciata questa diossina sprigionata dagli zigguratt
di monnezza e resti umani in fiamme dentro a questa Dioscarica da cui vorrei fuggire
prima o poi mentre il giorno passa mentre il giorno passa nella testa di chi pensa e
ripensa anche in un giorno di festa anche qui a Coppola Village che stiamo tutti
vicini vicini ammassati che pare che uno pensa i pensieri degli altri oppure no le
onde che vengono da tutte le parti da ogni centro e cerchio tetro e mezza giostra
sono questi corpi come onda che si intoppa l’avessa vulut’ scrivere io la divina
commedia mò starei a posto, pensa Gignogillogino.
Sì lo so so’ sbagliato, ma forse c’ho il potere perché tengo ’stu fisic’  ’e mmerd’,
cioè questo corpo masculofemminino, l’ha detto pure il maestro Arturo, ha detto che
lo sciamano nella tribù aveva spesso dei difetti fisici o era dalla identità
sessuale non chiara e l’ha detto a me perché io lo capisco forse. Come la Sibilla
sono, come Tiresia che per dieci anni fu donna e poi tornò maschio.
Comm’ aggia essere map, papammà?
Sì, lo so, non parlo indialetto…
Per ora lasciatemi essere il centro di questo centro turistico abusivo e
camorristico, di questo villaggio dove tutto è fermo nell’afa mentre fuori la vita
continua e solo stando sull’onda dei pensieri degli altri forse si trova se io mi
apro un attinio ancora e voglio aprirmi e lasciare tutto laggiù tutta questa merda
con te che mi forzi a comprare il gelato in un giorno d’agosto e i corpi esplodono e
io non sono degno nemmeno di pronunciare il tuo nome…
vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3 luglio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2015 ©pasquale faraco 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

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