di Alessandro Paesano twitter@Ale_Paesano
A Roma, dal 21 aprile, “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus”
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La coscienza crepuscolare dell’Impero. Emil Cioran e l’epistolario con Petre Țuțea (1936–1941)
di Fabio Galli L’epistolario di Emil Cioran con Petre Țuțea, pubblicato postumo sotto il titolo L’insonnia dello spirito, rappresenta... →
Michel Gondry continua a sorprendere per la sua sensibilità di narratore per immagini e ci racconta l’amicizia tra Daniel e Thèo due adolescenti quattordicenni entrambi isolati dal resto della classe come due sfigati, che solidarizzano subito per curiosità e affinità intellettuale più che per compassione.
Daniel col dono del disegno Thèo con quello della meccanica (motori) i due ragazzi, soprannominati Microbe e Gasoil, si confrontano su tutto, dalla masturbazione (è normale lo fanno anche gli uomini sposati, dice Thèo, sì ma a me non esce niente gli confida Daniel) all’amore (di Daniel per una ragazza della classe, che crede, a torto, non ricambiato). Intanto Gondry ci mostra scorci di società dalle famiglie atomizzate e disfunzionali (quella di Daniel con una madre tra le nuvole, quella di Theo con un padre che non gli riconosce valore alcuno) alla scuola sempre più distratta e incapace di dialogare davvero con gli e le studenti, mentre i due amici costruiscono una sorta di roulotte/villino, in legno e alimentata dal motore di un tagliaerbe con il quale vanno in giro per la Francia tra mille avventure (un dentista che vorrebbe fare loro da padre, un gruppo di Coreani che vorrebbe picchiarli) mentre Daniel viene scambiato spesso per una ragazza a causa dei suoi capelli lunghi (ti hanno mai toccato il culo? Chiede a Thèo A me sì. Sono stufo di essere scambiato per una ragazza).
Un finale non lieto à la Truffaut chiude un film nel quale Gondry mette tra parentesi il suo estro registico scrivendo una storia al servizio di due personaggi veri, vivi e indimenticabili, dei quali vi innamorerete subito.
(23 ottobre 2015)
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