di Federico Farrini
A Roma, dal 21 aprile, “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus”
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta dal 21 aprile al 23 agosto 2026 la mostra Max... →
La coscienza crepuscolare dell’Impero. Emil Cioran e l’epistolario con Petre Țuțea (1936–1941)
di Fabio Galli L’epistolario di Emil Cioran con Petre Țuțea, pubblicato postumo sotto il titolo L’insonnia dello spirito, rappresenta... →
“Hopptornet” è un corto svedese sperimentale i 17 minuti: una piattaforma di dicei metri, gente che arriva fino al bordo di essa come per buttarsi, guarda in basso poi si ferma a rfilettere: Mi butto o torno indietro?
Mantieni la tua decisione e buttati. Non ci penso nemmeno a buttarmi. La domanda, apparentemente semplice, è: Cosa spinge la gente a buttarsi? Assai più di una metafora. Un film di Axel Danielson e Maximilien Van Aertryck.

E’ una coproduzione egiziano-tedesca-emiratiarabiuniti il film “Akher ayam el madina” (Gli ultimi giorni della Città), pellicola di Tamer El Said, regista egiziano, che ha ambientato la storia nella periferia di Il Cairo che sta cambiando a folle velocità anche per chi ci è nato. Khalid è alla ricerca di un appartamento. Metafora per la ricerca di sé dopo che coloro che ama se ne sono andati in cerca di sicurezza chi in Germania come rifugiato, chi nella pericolosa Beirut, chi a Baghdad per poi spostarsi di nuovo da qualche altra parte. Un film che è la metafora dei tempi complicatissimi che la zona del nord Africa flagellata dall’islamismo radicale sta vivendo… Un film che narra la scorrere del tempo.
(14 febbraio 2016)
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