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Hopper a Bologna fino al 24 luglio

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Hopper 00di Giorgia Trinelli

 

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Il ritorno di Hopper, il ritorno dell’umana solitudine rappresentati negli interni riconoscibili del genio. Dal 25 marzo al 24 luglio Bologna ospita, a Palazzo Fava, un’antologica del pittore con circa 60 opere provenienti dal Whitney Museum di New York, dove se ne trovano oltre 3.000 tra dipinti, disegni e incisioni.

Bologna “la dotta”ospita uno dei più famosi e malinconici artisti del ‘900. Il “capitano mio capitano” capace del “carpe diem”, capace di cogliere l’attimo fuggente, cristallizzarlo nel tempo esteso di un ambiente o nell’intimo della persona.

La mostra è divisa in sei sezioni e organizzata in modo da offrire al visitatore l’intero percorso creativo e pittorico. Si parte dalla formazione di Parigi per arrivare al periodo classico fino alle tecniche utilizzate e preferite: olio, incisioni e acquerello, dando importanza ai disegni preparatori ai dipinti, aspetto curatissimo dall’artista, in cui non viene tralasciato nulla. Poi gli autoritratti, gli schizzi immersi dalla luce, la luce che crea il volume, che descrive l’espressione.

Una sezione dedicata al disegno, poi i dipinti, realistici, semplici, con un tratto cinematografico. Donne nude, vestite, affacendate, pensierose, spesso in solitudine. Tutto affronta Hopper nella sua vita artistica: paesaggi, nudi, ritratti. Tutto affronta a modo suo, quel suo modo di dipingere “americano”, dove tutto ha la sensazione di essere manifesto, pubblicità. Tutto affronta, ma con una sensibilità “sua”, personale, con una sensibilità velata che trapela negli acquerelli.

Acquerelli delicati, che sembrano coperti da una leggera nebbia, introspettivi. Dune di sabbia, fari, la protagonista sempre la luce, una luce calda, nei suoi chiaro-scuri, con i suoi contrasti di luce e ombra. Poi le vedute urbane, dove la luce diventa fredda quasi a denunciarne la solitudine, azioni irrisolte dei personaggi. Hopper insegna, ai pubblicitari, ai grafici, al cinema e alla fotografia. Insegna l’attimo, insegna l’assenza di presenza, insegna l’essenziale.

Schivo, solitario, Hopper ha detto con le parole, probabilmente poco; con il suo modo di esprimersi, con l’immediatezza e la semplicità ha invece detto ciò che le parole non avrebbero potuto.

Fino al 24 luglio Palazzo Fava Bologna.

(8 aprile 2016)

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