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L’Arte vista da Emilio Campanella: Helmut Newton. Fotografie

Helmut Newton 00di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prende le mosse da tre volumi: White Women, Sleepless Night, Big Nudes- che sono anche sottotitolo – la mostra che la Casa dei Tre Oci di Venezia, dedica al maestro tedesco di nascita fino al 7 Agosto. I tre piani del palazzo sono la corrispondente suddivisione delle grandi sezioni citate nel sottotitolo, e portano i titoli di altrettante pubblicazioni di raccolte fotografiche: White Women del 1976 (84 immagini, di cui 44 a colori), Sleepless Nights del 1978 ( 71 fotografie, di cui 33 a colori) e Big Nudes del 1981 ( 49 scatti in bianco e nero). E’ un’esposizione, come si può ben immaginare, in cui la figura femminile è preponderante, sono donne, donne bambole, donne pericolose, pericolose bambole.

Il gioco che Newton crea è sempre estremamente accurato e millimetricamente giocato sugli effetti drammatici, anche con molti e colti riferimenti pittorici. Sono set ambientati accuratamente, giochi di riferimenti ed evocazioni, suggestioni anche molto erotiche, ma sempre plasticamente mostrate, e mai volgari. Due città, essenzialmente, fanno da sfondo: New York e Parigi, dove le situazioni proposte sono molto differenti, come gli interni e gli esterni.

Nato nel 1920, a Berlino, da un’ importante famiglia di origine ebraica, emigrò a causa delle leggi razziali e cominciò, già giovane, la carriera di fotografo, sposò Alice Spring (June Brunnell), fotografa affermata, a sua volta. Nel 1961 iniziò ad occuparsi di moda e pubblicità in modo decisamente innovativo ed anche fortemente provocatorio, spostando il fulcro dell’attenzione dell’immagine. Frequenti sono i riferimenti alla pittura barocca, ma senza stucchevoli imitazioni, quanto attraverso collegamenti quasi subliminali. Sempre interessante, e qui particolarmente puntualizzato il raffronto fra l’abito ed il corpo nudo come nelle famosissime Sie Kommen (dressed) e Sie Kommen (undressed) del 1981. Curioso sapere, se vogliamo, che Newton era daltonico, non so dire se avesse una visione cromatica diversa dalla media, senza contare che ognuno di noi non può che avere una visione unica del colore: basta fare una qualunque discussione intorno a sfumature, nuances e contrasti, per accorgersene, o se la sua fosse una vera e propria acromatopsia, fatto sta che lavorava e girava sempre con due macchine: una per il bianco e nero, l’altra per il colore. Con il risultato che il bianco e nero è straordinario per sfumature, il colore, sempre perfetto.

Gli uomini sono quasi delle comparse nel suo mondo, a volte meno, ingannati come noi, spesso, da bellissimi, elegantissimi, affascinanti, seduttivi manichini provocando chi guarda, seducendolo con qualcosa che poi risulta, non solo fittizio, ma proprio artificiale, e di cui, però può non accorgersi subito, od anche per nulla.

Talvolta partiva con una foto di moda, che diventava ben altro come nel caso di Self portrait with wife and model del 1981 che iniziando dalla pubblicità di un impermeabile compone una successione di piani visivi con la modella di spalle, in primissimo piano (sono sempre indossatrici professioniste, attrici, star dello sport, amiche felicissime di essere fotografate da lui). In uno specchio la bellissima è di fronte, ma in un angolo ginocchia gambe e scarpe dal tacco altissimo, di un’altra figura, che neanche La Sheer di Allen Jones; in fondo, Newton che fotografa, con l’impermeabile troppo grande per lui, tolto all’indossatrice; all’estrema destra, apparentemente fuori campo, inconsapevole, seduta, in attesa di uscire a cena, la moglie: almeno cinque piani visivi, ed un dichiarato omaggio a Velàsquez.

Non posso non ricordare: Sylvia in my studio, Parigi 1981, grande nudo quasi espressionista,fra posa, acconciatura ed in un bianco e nero che fa pensare a Man Ray, però con bellissime scarpe “alla” Allen Jones, ancora. Aggiungo la presenza di Liza Lyon, che fu musa anche di Mappelthorpe, di una giovanissima Charlotte Rampling.Hotel Nord-Pinus I, Arles 1981 ed a conclusione, un magnifico, inaspettato ritratto di Karl Lagerfeld, del 1973, e due “ambientati” di David Hockney.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8 aprile 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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