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Festival del Cinema Spagnolo di Roma, “Güeros”

Roma Cinema Spagnolo 02 Güerosdi Alessandro Paesano    twitter@Ale_Paesano

 

 

 

 

 

 

 

 

Güeros (Messico, 2015) di Alonsio Ruizpalacios è un road movie girato in bianco e nero nel formato “quadrato” academy 4/3 (per capirsi quello della televisione) ambientato durante gli scioperi universitari di Città del Messico  del 1999-2000.

Mandato dal fratello Sombra da una madre insofferente del suo comportamento il giovane Tomás si inserisce nel menage di Sombra e Santos che, non potendo studiare per via dello sciopero e disinteressati alla lotta politica, passano il tempo chiusi in casa, tra la canicola e le ristrettezze (senza corrente, tranne quella che riescono a prendere dai vicini, complici una piccola amica). Tomás  incita fratello e amico a mettersi sulle tracce di Epigmenio Cruz un cantante (che ha fatto piangere Bob Dylan) del quale sono diventati fan grazie al padre scomparso.

Inizia un viaggio nella città, scandito per capitoli (il nord, il sud, il centro, l’est…) girato con una fotografia da urlo, inquadrature che trasformano gli oggetti in personaggi (e i personaggi in oggetti) in un film da festival ma che, a differenza di tanti film da festival, ha qualcosa da dire sul Messico e sul suo popolo.

Un’altra di quelle perle di una nona edizione de La nueva Ola ricca più che mai di spunti e suggestioni.

Roma Cinema Spagnolo 03 Magical GirloMagical Girl (Spagna, 2015) di Carlos Vermut – che ha avuto grande eco in Spagna e in tutto il mondo dove ha ricevuto premi e menzioni speciali – propone una storia che si incarta sempre di più su se stessa, un poco farraginosa e con una scansione narrativa che non sa rinunciare a un po’ di nitore formale nemmeno per giovare al patos, e che ha il respiro del cortometraggio.
Raccontare in maniera un poco morbosa e grottesca di questo padre che pur di dare alla figlia dodicenne malata terminale di leucemia un agognato vestito di un personaggio dei cartoni giapponesi (che costa migliaia di euro) ricatta una donna con la quale è andato occasionalmente a letto inducendola (a sua insaputa) a tornare a fare la prostituta d’alto bordo e a subire violenze indicibili (che per fortuna il film ci risparmia).

Non sappiamo cosa ci abbia visto chi ha dato al film risalto e premi.

Noi ci abbiamo visto un film misogino (perché la vittima del ricatto non si fa scrupoli a usare un suo innamorato che è già stato in carcere a causa sua) e che irride delle disgrazie altrui e si compiace dell’ineluttabilità del male.
Un film machista e, a ben vedere, franchista per come descrive negativamente i maschi senza nerbo (il marito della vittima, il padre della ragazzina) ed esalta (o almeno simpatizza) per quelli violenti e assassini.

Il pubblico ride (meno quando la bambina viene uccisa con un colpo di pistola) e anche per questo siamo usciti dalla sala infastiditi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(9 maggio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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