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Roma, Festival del Cinema Spagnolo: El Hombre Que Quiso Ser Segundo (¡madre de dios!)

Roma Cinema Spagnolo 10 El hombre que quisodi Alessandro Paesano   twitter@Ale_Paesano

 

 

 

 

 

El Hombre Que Quiso Ser Segundo (t.l. L’uomo che voleva essere secondo) (Spagna, 2014) di Ramón Alòs si presenta come un documentario su Segundo de Chomon un regista spagnolo del cinema delle origini famoso per il suo expertise tecnico che ne fece un pioniere degli effetti speciali ai livelli di George Méliès.

Dopo aver girato diversi film fantastici tra i 1906 e il 1915 nella seconda parte della sua carriera Segundo De Chomon lavora come tecnico per film di altri registi, contribuendo a capolavori come Cabiria di Pastrone del 1913 (per il quale impiega i primi movimenti di macchina con il carrello) e al Napoleon di Abel Gance del 1927.

Alòs per ricostruire la storia di Chomon non segue però la via storica né quella scientifica, fatta di fonti, di analisi dei film che sono arrivati fino a noi (una minima parte di tutti quelli girati) per i quali, nonostante le innumerevoli sequenze presenti nel film, non si sofferma mai sul loro specifico tecnico né su quello dei contenuti.

Attestandosi su di una perniciosa pessima abitudine che ci rammarica constatare non riguarda solo l’Italia sceglie la via del mistero, inventandosi un fratello gemello (che chiama Primo) il rapporto con il quale avrebbe influenzato di molto la vita lavorativa di Secundo.

Questa pista biografica viene corroborata dalle dichiarazioni di diversi studiosi e diverse studiose del cinema di varie nazionalità come Román Gubern, Simona Nosenzo, Agustín Sánchez-Vidal, Jenaro Talens o Juan Miguel Company, le cui dichiarazioni sulla vita privata di Secundo, montate ad arte, risultano contraddittorie aumentando l’aura di mistero.

Quando poi a metà film l’esistenza di Primo de Chomon viene messa in dubbio il danno è fatto: dell’opera del regista, della ricezione dei suoi film, dell’immaginario collettivo che i suoi film hanno contribuito ad arricchire, non interessa più niente a nessuno, il film preferisce soffermarsi sulla schizofrenia di un Segundo che si sarebbe inventato un fratello gemello (sic!) al quale addossare tutti gli insuccessi della sua vita, compresa una inesistente riconciliazione con George Méliès corroborata da una foto che presenta un evidente fotomontaggio.

El Hombre Que Quiso Ser Segundo  non ha niente del documentario e usa la retorica narrativa da documentario, che Woody Allena aveva già messo alla berlina 30 anni fa con Zelig (Usa, 1983), spacciandola per vera.

L’idea che per capire l’opera di un autore cinematografico bisogna indagare la sua vita privata, volgare, commerciale e priva di qualunque criterio storico, fa di questo film il peggiore dei prodotti televisivi, un film infido, ambiguo (per la sua apparenza di documentario) e confusionario, per la scarsa conoscenza che Alòs dimostra di avere, come quando afferma l’idea (falsa e già ampiamente dimostrata tale da tutta la letteratura scientifica sul precinema) che il cinema sia nato per riprodurre il movimento (nacque, al contrario, per scomporlo e permettere di vedere dettagli in natura troppo veloci per essere distinti, cfr. sull’argomento lo splendido Il cinema prima del cinema di Virgilio Tosi, Il Castoro, Milano, 2007).

Un cinema dalle idee pericolose le stesse che Ramón Alòs (quello vero ben più âgée del suo alter ego cinematografico interpretato dal giovane Enrico Vecchi) ripropone in sala, quando, intervistato da Federico Sartori, afferma che la storia di per sé è poca cosa se non se ne prende in considerazione il racconto che ne fa ogni generazione e che solamente in questo modo si possono approfondire i lati lasciati all’oscuro dalla visione del mondo delle generazioni precedenti.

E per fortuna che stiamo parlando di cinema e non dei campi di concentramento nazisti…

Sui siti di cinema, spagnoli e italiani, l’ambiguità intima e perniciosa di questo film si ripropone non solo per l’oscillare dell’anno di produzione (il 2014 o il 2015 ?) e della sua nazionalità (la sola Spagna come riportato nella scheda del Festival o anche l’Italia come riportato nella maggior parte dei siti spagnoli oppure anche Inghilterra e Francia come riportato da Mymovies?) ma soprattutto per il fatto che questa pessima, approssimativa e becera fiction sia annoverata come film documentario.

 

 

 

 

 

 

 

 

(12 maggio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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