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#Venezia73, Parallelepipedi e Cinema ed un più che prevedibile “La La Land”

Venezia 73 - 01 La La Landdal nostro inviato Emilio Campanella

 

 

 

 

Partita la 73ª Mostra Internazionale di Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Presentato, in concorso, il musical “La La Land” di Damien Chazelle, con Ryan Goslin ed Emma Stone.

Tutti sapranno come il vergognoso buco stipator di amianto, dopo anni di empasse, sia stato coperto… C’è un altro brutto termine, che si usa in questi casi, ma che detesto… Sono stati piantati alberi, dove se n’erano taglati di secolari a decine, inutilmente… ed è sorto un parallelepipedo di un bel rosso caldo, la nuova Sala Giardino, da 446 posti. Questa mattina, qualcuno già li giudicava pochi. A me lascia perplesso il colore, siccome non amo il rosso che contrasta fortemente con il colore caldo ambrato del Casinò, come del Palazzo del Cinema, ed ancor più con il suo terribile, gessoso avancorpo anni ’50, ma forse dialogherà, come dicono i critici d’arte alla moda, con i cuori che ancora sovrastano il tappeto rosso (anche lui!). Più adatto sarebbe stato il color bianco spento, scelto per il “cubo” comparso qualche mese fa a Piazzale Roma, accanto all’Hotel S. Chiara… si potrebbero scambiare, ma anche no. Siccome là ci sarebbero due rossi simili e sarebbe anche peggio! Speriamo che almeno il pubblico e gli artisti cinesi apprezzino il rosso, così importante nella loro tradizione sacra e medica. D’altronde pare che un maglione rosso si consigliasse ai bimbi contagiati dal morbillo, in anni lontani, e sembra provato che un indumento rosso, indossato, aiuti le difese immunitarie. Tant’è…

Emma Stone, Amy nella storia losangelina del film, non indossa nulla di rosso, ma riesce egualmente a diventare un’attrice affermata, come Ryan Gosling, con la sua bella facia malinconica, un buon musicista ed animatore di Jazz. Tutto attraverso varie vicissitudini, cinque stagioni, amore, non amore, stima intermittente, amami o lasciami e via dicendo per 127′ con molti tempi stanchi, poco brio, molta prevedibilità. Siccome protagonista è la città, come si evince dal titolo, ci si accorge subito come non lo sia abbastanza… Ricordiamoci “Un sogno lungo un giorno” di Coppola e le sue straordinarie invenzioni formali e dimentichiamocelo pure. La musica è di servizio, o poco più, le coreografie, elementari, anche per l’evidente imperizia dei protagonisti – i piedi spesso esclusi dall’inquadratura – e non voglio pensare che potessero essere tagliati dal mascherino della Sala Darsena, alla prima proiezione per la stampa cui ho assistito.

Il film si salva un poco negli ultimi venti minuti quando la vicenda viene raccontata dall’inizio, ma in maniera diversa. Nulla di nuovo, certo, ma un po’ di movimento in questo musical… benché neppure qui ci si salvi dai troppi musini della Stone. Mi domando a cosa serva riprendere il genere in stile anni cinquanta, per renderlo così piatto. Ricordo un’altra rivisitazione d’annata. Era “The boyfriend” di Ken Russel, un gioiello di omaggio a Busby Berkeley. Continua…

 

 

 

 

 

(31 agosto 2016)

 

 

 

 

 

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