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A Treviso, il “ventennale” di Marco Goldin: l’Arte vista da Emilio Campanella

mario-schifano-00di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

 

 

Il 29 ottobre, a Treviso, verranno aperte al pubblico, quattro nuove mostre d’arte, fra Palazzo Giacomelli ed il Museo di S.Caterina. La prima in ordine d’importanza, se vogliamo a causa del tema ch’è uno dei privilegiati da Marco Goldin, curatore ed anima delle iniziative portate avanti con Linea D’ombra, organizzazione e casa editrice del catalogo, è quella “impressionista”. Il progetto ha avuto una gestazione, pare di un anno e mezzo, ed in effetti, già diversi mesi or sono, se ne parlò, poi venne ritardata la realizzazione di queste che ora si chiamano: Storie dell’Impressionismo, i grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin, che il pubblico potrà visitare sino al 17 aprile 2017. Sede privilegiata, questo bel museo, pur se a detrimento della collezione permanente, cacciata per liberare le molte sale e far posto a questa faraonica mostra temporanea che consta di circa centoquaranta opere.

Divisa in sezioni tematiche, soffre un po’ di didatticismo, un po’ di didascalismo, per quanto sia ben esposta, in sale intime molto ben illuminate – temo un po’ piccole, per le folle che tutti sperano di dover fronteggiare nei prossimi mesi.

Un altro appunto è al sottotitolo che mette insieme nomi che ben poco hanno a che fare, l’uno con l’altro, a parte essere coevi, e che rischia di continuare l’equivoco della definizione di impressionisti, come movimento, e mettendo in quel calderone anche chi non vi ebbe mai a che fare direttamente, a parte conoscerne gli esponenti, chiamiamoli così. Si sa che esistevano molti contrasti e che molti artisti lavoravano contemporaneamente in direzioni stilistiche molto differenti. Questo cerca di mostrare l’intendimento sotterraneo, ma non troppo, del curatore, affiancando opere ed artisti molto diversi per maniera e modo d’intendere la pittura. Giusta e puntuale la scelta di esporre un buon numero di stampe giapponesi così importanti per l’influenza che ebbero sugli artisti di cui ci stiamo occupando.

Suggestiva la sala delle onde che mette insieme Hokusai, Courbet, due fotografie di Gustave Le Gray ed Hiroshige. Giusto per fare il gioco dei numeri, le stampe giapponesi esposte sono trentasette, quattordici solo dal Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova, le altre provengono da collezione privata bolognese e dalla collezione Unicredit di Milano, in comodato al Museo d’Arte Orientale di Torino.

Da una sala all’altra si entra a si esce dalle antiche celle del convento, e nella manica lunga s’incontrano meraviglie che vanno da Cima da Conegliano, a Tiziano, da Lorenzo Lotto a Jacopo Bassano, da Pozzoserrato a Rosalba Carriera, solo per citare a caso, e questo in alternanza con i più noti esponenti della pittura francese dal 1804 al 1918. Si sale , si scende, fughe di scale e di ringhiere semplici e suggestive che ricordano quasi una visione di Piranesi stilizzata…

Si scende ancora, si continua, si scende ulteriormente, e ci si trova in un’altra, debbo dire, suggestivissima mostra, concepita con grande acume ed intelligenza. Il problema è che si hanno grandi emozioni alle spalle, ed il fuoco di fila di artisti scelti, come rappresentativi di ogni anno, dal 1946, con Bruno Cassinari, al 2000 con Guccione, non lascia tregua. Da Guttuso, a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento, il titolo. Forse sarebbe consigliabile una pausa, anche perché non è finita, ed un giro alla bella sezione archeologica é molto consigliabile. Siccome è bene rifare una visita riassuntiva può essere l’occasione per entrare con attenzione in una sala a parte in cui s’incontrano tre tele antiche provenienti dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, e scelte come regalo per il ventennale citato, da “donare” al pubblico e perché legate, come si sa, a pittori francesi esposti accanto. Si tratta di: Venere che sorge dal mare del 1520, circa di Tiziano, Una donna nel letto di Rembrandt van Rijn, 1647, e soprattutto il Banchetto di Erode, di Pieter Paul Rubens, 1635-38 c.a., grande tela dall’impianto teatralmente straordinario, affollata di personaggi, e dai molti episodi drammatici che si svolgono contemporaneamente davanti ai nostri occhi.

Prima di spostarci a Palazzo Giacomelli, ricordo la sala con tre opere nuovissime di Matteo Massagrande, il primo degli artisti, a confrontarsi con i Sillabari di Goffredo Parise, nel trentennale dalla scomparsa dello scrittore. La manifestazione s’intitola: Massagrande legge Parise. Da un chiostro all’altro, consiglio di arrivare alla chiesa, ai suoi magnifici frammenti di affresco, ed a quelli staccati di Tommaso Da Modena, provenienti dalla chiesa di S.Margherita degli Eremitani. Al poco lontano Palazzo Giacomelli, sede di Unindustria Treviso: De Pictura, a vent’anni dalla mostra: Pittura come Pittura a Palazzo Sarcinelli di Conegliano, sempre curata da Marco Goldin.

Sono esposte opere di: Claudio Olivieri, Claudio Verna, Marco Raciti, Piero Ruggeri, Pierluigi Lavagnino, Aldo Forgioli, Ruggero Savinio, Franco Sarnari, Alberto Gianquinto, Piero Guccione, Piero Vignozzi, Gianfranco Ferroni, Vincenzo NuccL, per quest’ultimo, un omaggio ad un anno dalla scomparsa. Se i cataloghi di Storie dell’Impressionismo e Da Guttuso a Vedova A Schifano sono pubblicati da Linea d’Ombra, quello di De Pictura è stato edito a cura di Unindustria Treviso.

 

 

 

 

 

(27 ottobre 2016)

 

 

 

 

 

 

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