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L’Arte vista da Emilio Campanella: il Rinascimento Elettronico di Bill Viola a Firenze

di Emilio Campanella

 

 

 

 

 

Il fiorentino Palazzo Strozzi celebra fino al 23 luglio uno dei maggiori esponenti della videoarte, mettendo a confronto le videoinstallazioni con le opere antiche che le hanno ispirate, in un allestimento di altissima suggestione ed amplissimo respiro che coinvolge tanto il piano nobile, quanto La Strozzina dove sono esposte, nella maggior parte le opere degli anni settanta, giustamente “underground”. La manifestazione s’intitola: Bill Viola, Rinascimento Elettronico. La presentazione alla stampa dello scorso otto marzo è stata, come sempre, affollata, condotta con una buona regia, ma funestata dal pessimo funzionamento dei microfoni, non indispensabili, data la dimensione della sala, ma tant’è, ci si è ostinati a far sopportare sgradevoli scariche sonore, che talvolta impedivano la comprensione degli interventi coordinati dal Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, cocuratore della mostra, con Kira Perov, direttore esecutivo del Bill Viola Studio, e compagna di vita dell’artista e che ha fatto un lungo, ben articolato ed interessante intervento di presentazione, mentre il dedicatario si è limitato ad ascoltare ed approvare silenziosamente. Dopo alcune domande poco interessanti, ed altre veramente poco intelligenti, ci si è diretti tutti verso l’esposizione scendendo le importanti scale sino al primo piano per inoltrarci negli spazi in penombra abitati dalle opere modernissime e da quelle antiche.

Nella prima sala, The Crossing del 1996: al centro due grandi schermi addossati, sul primo un uomo si avanza guardandoci, si ferma, e lentamente ed inesorabilmente prende fuoco sino a scomparire, dietro, lo stesso uomo compie la medesima azione e viene investito da una cascata d’acqua sempre più violenta, che poi rallenta fino a ridursi a poche gocce, lui è scomparso, ritornerà poco dopo ed il ciclo si ripeterà…entrambi continueranno indefinitamente a prendere fuoco ed essere annegati. Premetto che questa è una  esposizione in cui si può restare giornate intere senza stancarsi; nella seconda sala, The Greeting, 1995 e su un’altra parete Visitazione di Pontormo, 1528-29, olio su tavola, Carmignano, Pieve di S.Michele Arcangelo. Per la prima volta le due opere si possono vedere assieme; alla mostra dedicata a Pontormo e Rosso Fiorentino, sempre qui, nel 2014, il lavoro di Viola era in una saletta separata, a fine mostra. E’ molto interessante vederle accanto per apprezzare l’attento studio cromatico, i movimenti minimi delle attrici che interpretano i ruoli, in quello che è il risultato di una vera e propria produzione cinematografica, ma con un intento ben differente. L’accurato catalogo edito da Giunti porta anche molte immagini dei back-stages e dettagli sulla realizzazione delle riprese.

Il percorso continua con The Path, 2002:  lungo il sentiero di un bosco molte persone di ogni genere, età, colore, complessione passa davanti ai nostri occhi da sinistra verso destra, su un lungo schermo, non sappiamo dove vadano, tantomeno da dove vangano, camminano di buon passo in mezzo alla natura. la lontana ispirazione è dalle Storie di Nastagio degli Onesti di Botticelli da Boccaccio, ora al Prado.

Nella sala quattro: Surrender , Four Hands del 2001 e Catherine’s Room. Tutte e tre le opere sono del 2001; di fronte all’ultima: Andrea di Bartolo (Siena, doc. 1389-1429) Caterina da Siena fra quattro beate domenicane (Giovanna da Firenze, Vanna da Orvieto, Margherita da Città di Castello, Daniela da Orvieto)e scene delle vite 1394-1398 circa, tavola, Gallerie dell’Accademia, Venezia. Il dipinto rappresenta, nella parte superiore le cinque beate, prima ancora del processo di canonizzazione, dunque, e nella predella le quattro piccole stanze con le monache. Viola ha creato in risposta, quattro scene separate di stanze che ricordano fortemente celle monacali in cui la stessa attrice (Weba Garretson) compie piccole azioni quotidiane, dalla finestra in alto si vede la differenza di stagione grazie al ramo di un albero, ed il cambiamento della luce. Nella sala 5, Emergence del 2002 e Cristo in pietà di Masolino da Panicale, 1424, affresco staccato, Empoli, Museo della Collegiata di S.Andrea.

Anche in questo caso la creazione dell’artista che reinventa l’opera antica raggiungendo una forte suggestione grazie alla “messa in scena” di fortissimo impatto emotivo provocato anche dalla precisissima definizione delle immagini, l’urgenza di ciò che accade, il pathos degli interpreti, ancora una volta, la presenza dell’acqua che deborda con l’emersione del corpo bianchissimo del giovane che viene pietosamente raccolto e sostenuto dalle due donne. Nella sala sei: Diluvio universale e recessione delle acque, Paolo Uccello Paolo di Dono 1439-1440, affresco staccato, Firenze, Musei civici Fiorentini, Museo di S.M.Novella, Chiostro Verde. Posto in altro, come sovraporta prima dell’ingresso stretto che permette l’accesso alla visione di The Deluge, 2002. Come The Path, fa parte di Going Forth By Day, ciclo in cinque parti in riferimento ai polittici antichi, creato per Deutsche Guggenheim Berlin. Anche questo ha alle spalle un grosso impegno di produzione e realizzazione cinematografica, anche qui 150 comparse coinvolte e travolte dal diluvio che fuoriesce sempre più violento dalla facciata classica del palazzo ed inonda tutto e tutti invadendo la strada. Nella sala sette, lo sconvolgente Inverted Birth del 2014. Su un grande schermo verticale, un uomo sopporta sulle proprie spalle un liquido scuro, è inzuppato e sconvolto, poi l’immagine è quella di tutta una serie di liquidi e fluidi legati alle fasi della vita, che si risollevano velocemente provocando anche in chi guarda, una forte sensazione di spiazzamento. Ultima sala, la numero otto, con Adamo, Eva di Lucas Cranach del 1528, tecnica mista su tavola, dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Accanto: Man/Woman, 2013 in cui su schermi separati, un uomo ed una donna guardano ed esplorano il proprio corpo invecchiato.

Questa la prima parte della mostra, si scende nel cortile, si scende ancora nel sotteraneo: La Strozzina, dove sono stati esposti lavori degli anni settanta, e molti realizzati a Firenze, quando Viola era direttore tecnico della art/tape22 di Maria Gloria Bicocchi. Il percorso è anche fortemente documentario ed un poco, suggestivamente labirintico. si inizia con The Reflecting Pool del 1977-9, opera che pesca nell’immaginario , nell’esperienza profonda dell’autore, e proprio con il suo rapporto diretto ed autobiografico con l’acqua; cito Presence del 1995 installazione sonora, a dir poco suggestiva, e lo storico Il Vapore del 1975. A conclusione Martyrs series del 2014: Earth Martyr, Air Martyr, Fire Martyr, Water Martyr. Questo lavoro è stato scelto come conclusione per creare la chiusura di un cerchio stilistico emotivo iniziato al piano superiore, e proprio per questo il desiderio è di rivedere tutto, reimmergersi in emozioni, suggestioni, angoscianti provocazioni… Consiglio di non resistere e di seguire quell’impulso.

La mostra si estende in altre sedi ed in regione: al Museo dell’Opera del Duomo, al Museo di S.Maria Novella, alla Galleria degli Uffizi, e  ad Empoli, al Museo della Collegiata di S.Andrea.

 




 

(13 marzo 2017)

 

 





 

 

 

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