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L’Arte vista da Emilio Campanella: dalle Zattere alle Zitelle, o cosa accade di fronte

di Emilio Campanella

 

 

 

Siamo sempre a Venezia e ci siamo lasciati, qualche giorno fa, alle Zattere; ora attraverseremo il canale della Giudecca ed arriveremo sino alle Zitelle, ex convento, ex istituzione, ex centro congressi e sede di mostre anche interessanti, ora dépéndence dell’Hotel Bauer. In una piccola sala, alla sinistra della facciata della bella chiesa aperta generalmente la domenica per la Messa, Lisson Gallery presenta The Kitchen di Marina Abramovic, una “cucina di strega” a modo suo, faustiana e che merita assolutamente una visita.

Ad una fermata di battello, al Redentore, che si può raggiungere a piedi, nell’ex cinema teatro del Redentore, una sezione del padiglione nazionale della Siria, della Biennale. L’altra è all’isola di S.Servolo. Continuando sin quasi al Mulino Stucky, nell’ex area Dreher – molte ex cose, indubbiamente, in questo percorso – il Centro Punch ospita il padiglione nazionale dell’Islanda in cui Egill Saebjornsson si è inventato una storia pazza di trolls ed ha creato un luogo di magie, suoni, evocazion., all’apparenza un locale dove si consuma il caffè che viene offerto, Si sale di un piano, e volendo di un altro e ci si affaccia a guardare lo spazio centrale, arsenale delle apparizioni, si scende, si può attraversare fra suoni, luci, vocine, vocette vociacce, e si approda sull’altro lato, dove un luogo gemello e speculare ci invita all’esplorazione… molto intelligente e divertente. Tornando indietro, superata la Chiesa di S. Eufemia, ci si addentra fino all’ex… (un altro) …convento di S.Cosma e Damiano, dove al primo piano, buttato un occhio al bel chiostro, nella Sala del Camino, ci sarà sino al 2 Luglio: Research pavillon, interessante scelta di opere ed installazioni di giovani artisti. Tornati in riva, si prende il battello alla Palanca. Questa fermata ha il nome storico del costo del traghetto per passare da una riva all’altra.

Scesi a S.Basilio s’incontra un grande edificio della fine del cinquecento, che venne costruito con l’intenzione di darne in affitto gli appartamenti. Se ne parla diffusamente ne La Venezia minore di Egle Trincanato. Si percorre la riva lungo il rio di S.Sebastiano ( che ospita meraviglie veronesiane), si arriva in fondo e si continua girando a destra; si giunge a Palazzo Zenobio, storico edificio legato alla cultura armena, dove ha sede il Collegio Moorat Raphael ed è ospitato il padiglione nazionale dell’Armenia, dedicato a Jean Boghossian del quale la personale Fiamma inestinguibile, allestita con grande cura illuminotecnica in buona parte del begli ambienti del piano nobile, ha una sua seconda sezione nella Chiesa di S.Croce degli Armeni cui si accede da Calle Fiubera, dietro Piazza S.Marco.

A Palazzo Zenobio ho scoperto il padiglione del Tibet, di cui nessuno ha parlato, che non è scritto da nessuna parte, ma non a caso è ospitato dagli Armeni, che di persecuzioni hanno profonda esperienza. Siccome siamo arrivati in centro, ad un passo, nella Chiesa di S.Gallo, sul campo omonimo, la magnifica installazione di Paul Benney: Speaking in Tongues, immagini evocate dall’ombra, evento collaterale della Biennale, e nell’ampia partecipazione britannica in questi mesi, un po’ in tutta la città. Poco lontano, in Campo S.Fantin, accanto alla Fenice, all’Ateneo Veneto, una delle quattro parti del padiglione di S.Marino, una personale di Zhao Wumian. Altra sezione è a Palazzo Rota Ivacich che ospita il notevole lavoro dello scultore Lee Kuang Yu, interessantissimo e coltissimo, del quale è presente anche una nutrita serie di gessi. Le altre due sezioni sono al Liceo Artistico Statale Palazzo Giustinian Recanati ed al Centro Culturale Don Orione Artigianelli. Le quattro esposizioni sono sotto il titolo ormai tradizionale per S.Marino, di Friendship Project. Tornando sui nostri passi possiamo raggiungere Palazzo Faccanon, poco lontano dalla Merceria di San Salvador, dove l’evento collaterale Modus propone un bel percorso di installazioni di giovani artisti che espongono anche gli attrezzi serviti per realizzare le opere… decisamente stimolante. A Palazzo Soranzo Van Axel, l’imperdibile L’uomo come uccello, immagini di viaggio, evento collaterale della Biennale che chiuderà il 9 settembre. Quattordici artisti animano di luci, suoni, installazioni, evocazioni, il bellissimo, antico palazzo. A Palazzo Albrizzi il padiglione del Guatemala, ricchissimo di suggestioni e proposte creative esposte con grande cura. Nella Chiesa di Santa Caterina, il film pazzo e visionario (ventisei minuti): Spite your face di Rachel Maclean, importante evento collaterale sotto l’egida del British Council, anche questo.

Palazzo Mora, che con Palazzo Bembo ospita Personal Structures, Open Borders di cui parlerò in altra occasione, ha al suo interno il padiglione nazionale di Kiribati, per la prima volta alla Biennale, e che consta di una bellissima, coinvolgentissima video installazione.

 

Quattro passi e si arriva a Palazzo Correr, Istituto Rumeno di Cultura, che nel suo spazio espositivo a piano strada, propone una sezione staccata della bellissima mostra dedicata dal padiglione rumeno di S.Elena, alla straordinaria artista novantenne Geta Bratescu. Si salta in battello e si scende a S.Stae dove, accanto alla bellissima chiesa, alla Scoletta dei Battioro e Tiraoro, è ospitato il padiglione della Nigeria, tre importanti opere di Peju Alatise, Victor Ehikhamenor, Qudus Onikeku. Installazione, scultura, video….uno dei padiglioni decentrati, più accurati e coinvolgenti..

 

 

 

(23 giugno 2017)

 




 

 

 

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