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L’Arte vista da Emilio Campanella: “La coazione a ripetere di David Hockney”

di Emilio Campanella

 

 

 

 

Alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, a Ca’ Pesaro, fino al 22 ottobre prossimo, si può visitare un’importante mostra di opere dell’inglese David Hockney (Bradford 1937): 82 ritratti ed 1 natura morta. Uno dei fiori all’occhiello dei Musei Civici Veneziani, per questa estate. Pittore interessantissimo e molto amato, dopo Londra e contemporaneamente a Parigi, sbarca in laguna. Questa esposizione di opere recenti, curata da Edith Devaney, e realizzata in collaborazione con la Royal Academy of Arts di Londra, sarà poi al Guggenheim Museum di Bilbao ed al Los Angeles County Museum of Art. Tutti i ritratti sono fra il 2014 ed il 2016, la natura morta, (frutta su una panca) del 2014. E’ un percorso immersione fra colori saturi, chiari, caldi, freddi, freschi, giovanili, e soprattutto una coerenza stilistica cromatico rappresentativa che lega gli ottantadue quadri, tutti del medesimo formato, e la natura morta ne ha le stesse caratteristiche. Gli sfondi sono di due colori: blu e verde, per il pavimento ed il fondale, ma alternati ed abbinati ai corpi, agli abiti, ai volti di tutte queste persone che fanno parte del suo entourage.

 

Tutti son seduti sulla stessa poltroncina, qualcuno è a proprio agio, altri, proprio no; i tempi di posa, sono mediamente di tre giorni, per un set tendenzialmente invariabile. E’ una serie di variazioni su tema, si direbbe, o di coazioni a ripetere, non compulsive, ma di approfondita ricerca estetica e psicologica. Peraltro negli, ormai lontani, anni ottanta del novecento, era una prassi esecutiva nello spettacolo, nella danza, nella musica, e nelle arti figurative. Abbiamo cominciato ad amare la ricerca di Hockney, proprio in quegli anni. Ad amare lui, grande artista giocoso e sorridente, solare e sornione quanto, e non meno che notturno e profondo, perso fra zenith e nadir alla ricerca degli djin che sono dentro ognuno di noi. Basta, proprio qui, pensare al ritratto di J.P. Conçalves de Lima, l’unico che si distacchi dagli altri – foto in alto – lui che ha uno strano tappetino sotto i piedi, e con la poltroncina su quello che pare un pontile, l’acqua alle spalle, lui, ripiegato su se stesso, la testa fra le mani.

Il puntuale catalogo raffronta ed individua l’ascendente nell’Uomo anziano nel dispiacere di Vincent Van Gogh, del 1890. L’ottimo volume edito da Skira con i Musei Civici Veneziani, ricco di testi e d’immagini, racconta Hockney che si racconta, e riproduce perfettamente le opere esposte. Il titolo è, ovviamente: 82 portraits and 1 still-life, ed ha la bellezza di un bel libro per bambini. In questa linea, l’ultima sala dedicata ad un atelier per adulti e bambini, dove si può giocare a comporre il proprio autoritratto “alla Hockney”. Accurato, al solito, l’allestimento firmato da Daniela Ferretti, giocato su attenti ed abili contrasti cromatici fra pareti e ritratti, e sorvegliata ed efficace, l’illuminazione.

 

 

Essendo a Ca’ Pesaro, si può cogliere l’occasione per fare una nuova visita alle collezioni permanenti, recentemente risistemate con nuovi criteri, dal nove maggio scorso, quando venne anche presentata un’ampia scelta della collezione Chiara e Francesco Carraro, ora intengrata nel percorso espositivo. Il titolo é: Uno sguardo sul novecento. Opere che vanno da De Chirico a Donghi, da Morandi a Severini, Arturo Martini, Bugatti, Zecchin, Wildt. Vetri magnifici firmati da Barovier, Martinuzzi, Buzzi, Scarpa, Bianconi, Seguso, Venini. All’ultimo piano è ancora aperta la rara mostra di maschere teatrali indiane legate al Ramayana, di cui ho parlato precedentemente, e che si potrà visitare sino al 10 settembre. Poco lontano, a Palazzo Mocenigo, nel salone del piano nobile, la seconda esposizione della collezione Storp: Cabinet of curiosities, sino al primo ottobre. Una scelta di straordinarie boccette da profumo dal 300 a.C. di un recipiente per l’unzione sacra, pezzo egizio di influenza siriana, in argilla ed a forma di pocospino, sino ad un teddy bear, l’Orsacchiotto Shuco con flacone, americano del 1927. Irrinunciabile per chi ami le arti applicate, esposto ed illuminato con grandissima cura. Al piano terra: Transformations, Six artist from Sweden. Gioielli creati e reinventati, partendo da oggetti di altro uso, sino al 10 ottobre; rientra nella rassegna Novecento, dei Musei Civici Veneziani.

 

 

(26 giugno 2017)

 




 

 

 

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